Un cielo troppo stretto per un’isola così grande. Le recenti dichiarazioni del ministro Nello Musumeci — con la provocazione che «a Catania è fuori posto l’aeroporto, non il vulcano» — hanno riacceso un dibattito mai davvero sopito: la Sicilia può ancora permettersi di affidare la propria mobilità aerea al monopolio de facto di poche, storiche porte d’accesso?

A lanciare il guanto di sfida è Ninni Petrella, avvocato e presidente del movimento politico nazionale Partiamo da Qui. La tesi sostenuta è chiara: guardare al futuro dei voli siciliani osservando la mappa soltanto da Catania è un errore strategico che l’isola non può più permettersi.
La proposta al centro delle polemiche riguarda la potenziale realizzazione di uno scalo nella Valle del Mela, nel territorio compreso tra Milazzo, Barcellona Pozzo di Gotto e Merì. Non una guerra di campanile contro Fontanarossa o Punta Raisi, precisano dal movimento, bensì l’inserimento di un tassello mancante in una rete aeroportuale che dovrebbe diventare policentrica.
L’idea alla base del progetto non è quella di creare un duplicato o un concorrente aggressivo, ma uno scalo complementare. L’obiettivo? Riconfigurare la gestione delle emergenze — dalle periodiche eruzioni dell’Etna ai blocchi operativi stagionali — evitando di soffocare il traffico aereo nello stesso identico quadrante geografico.
L’area della Valle del Mela non nasce dal nulla. Con un retroterra industriale strategico, collegamenti autostradali e ferroviari già presenti e la vicinanza alle infrastrutture portuali, il Messinese e l’area metropolitana dello Stretto rappresentano un bacino naturale finora svantaggiato.
Un nuovo polo aeronautico in questa zona permetterebbe di:
- Intercettare i flussi turistici diretti verso le Isole Eolie e la costa tirrenica.
- Alleggerire la pressione sugli scali principali durante i picchi estivi.
- Integrazione multimodale reale tra ferrovia, autostrada, mare e cielo.
Non si tratta, tuttavia, di un “sì” a tutti i costi. La posizione di Partiamo da Qui punta a smarcarsi sia dai facili entusiasmi sia dalle bocciature preventive della politica palermitana e catanese.
La richiesta rivolta direttamente al governo e al ministro Musumeci è quella di passare dalle battute d’arresto agli studi di fattibilità. Servono analisi aeronautiche, ambientali ed economiche indipendenti per stabilire se l’opera sia sostenibile e profittevole.
«Non chiediamo un aeroporto per campanile, ma che una grande infrastruttura venga giudicata sulla base della sua reale utilità per la Sicilia», conclude Petrella. La palla passa ora alle istituzioni: la Sicilia continuerà a guardare al futuro con gli occhi di una sola città, o avrà il coraggio di ripensare per intero la propria mappa dei cieli?



