Un momento di un giorno al mare, sono riuscito finalmente a capire qualcosa. Una cosa molto interessante (forse), che parla dei rapporti dell’uomo con gli animali e soprattutto tra l’uomo e il migliore amico dell’uomo.
“Amore di mamma, perché ti comporti così”?
Ormai anche la domenica pomeriggio le spiagge sono invase dagli amici dell’uomo, alcuni anche in costume e se femminuccia quasi quasi anche in perizoma e infradito.
Non nascondo che una sorta di turbamento ha attraversato la mia mente.
L’epoca della “per humanization” , che nel giro di una generazione ha fatto passare i cani, da status di animale che abbaia a quello di membro effettivo della famiglia (alcune volte sostituendo anche i figli ). Umanizzazione canina che si ripercuote anche a livello emotivo e sentite sentite anche a livello social con profili dedicati.
Siamo passati dalla cuccia al lettino dello psicologo praticamente.
Bei tempi quando i cani dormivano fuori nella cuccia e mangiavano gli avanzi della famiglia aspirando al massimo ad un bell’osso gentilmente regalato dal macellaio di fiducia. Oggi altro che ossa, praticamente anche loro hanno una dieta dedicata, lo psicologo , l’estetista e chi più ne ha più ne metta.
Sicuramente gli animalisti attaccheranno queste mie riflessioni, ma sono abituato a dire ciò che penso e non mi fermo davanti al “meglio stare zitti”, non lo faccio per il politicamente corretto, figuriamoci su questo tema.
Fino a trent’anni fa c’erano i cartelli: “attenti al cane” o cose del genere, perché realmente dovevano svolgere (per lo più) il compito di cane da guardia, ma adesso abbiamo fatto rincoglionire anche loro, facendogli perdere quello che da sempre era stata la sua natura, io suoi compiti.
Non voglio dire che i cani non abbiano emozioni o che non meritino cure adeguate, voglio dire un’altra cosa e cioè che abbiamo smesso di trattarli da cani per cominciare a trattarli da bambini e nel farlo mi sa che si è perso di vista il significato di prendersi cura di un animale
Non so se avete notato che alcuni festeggiano anche i loro compleanni, meglio di quelli dei bambini. Quanto ci costa oggi mantenere un cane?
Gli accessori sono sempre più “premium” con prezzi che fanno invidia al settore del lusso umano.
Cappottini firmati, passeggini per cani anziani, scarpette di lusso, cappellini tutto punto, feste di compleanno con torta (per il cane, non per il padrone, che nel frattempo guarda la scena chiedendosi dove ha sbagliato nella vita).
Ci sono anche i biscotti “gourmet, senza glutine, a basso indice glicemico” per cani.
Tutto questo non è fantasia, ma la dura realtà. Il cane che, lasciato libero, mangerebbe con entusiasmo una lucertola morta e poi ve la vomiterebbe addosso mentre dormite. Quel cane. Senza glutine.
L’uomo è diventato il “genitore” non più il proprietario o come si diceva una volta dalle nostre parti “u patruni”.
Il bimbo a quattro zampe e noi siamo i “parenti dog”, quando prima gli faremo anche la carta d’identità e lo faremo anche sposare al municipio
Ma alcune volte si può anche comprendere perché tutto questo, forse è colpa della solitudine o delle famiglie che ormai non sono più numerose e i cani riempiono i vuoti affettivi perché sempre presenti e leali.
Forse questi atteggiamenti non sono ridicoli, ma sicuramente sarebbe ridicolo pretendere che il cane ricambi alla stessa maniera, trattandolo come se fosse un umano, anche perché questa corsa all’umanizzazione rischia di farci perdere di vista il benessere vero dell’animale. Le belle e lunghe camminate, la socializzazione con gli altri cani (e non con le persone) , le lunghe corse a rincorrere le palline da tennis. Abbiamo forse sostituito il benessere del cane prioettandolo al benessere del padrone
Un cane chiuso in un borsone firmato, vestito con abitini natalizi, che non ha mai corso libero in vita sua, non è un cane “umanizzato e amato.” È un cane a cui, paradossalmente, abbiamo tolto la possibilità di essere un cane.
Amiamo i cani, ma amiamoli nel modo giusto, il cane non ha bisogno di alcune cose, ha solo bisogno di essere un cane,
correre, annusare cose disgustose, giocare con altri cani, e sì, ogni tanto sporcarsi e non essere subito ripulito con salviette umidificate al profumo di vaniglia.
Amare un cane significa forse avere anche il coraggioso di lasciarlo essere un animale
Ovviamente in molti la vedranno diversamente, ma gli eccessi sono sempre deleteri, forse il vero problema non è amare troppo un cane, ma la solitudine umana che spesso si scarica su di lui.



