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La VARA di Messina: quando LA FEDE attraversa LA CITTÀ e IL CUORE

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Ci sono emozioni che non hanno bisogno di essere spiegate, perché appena arrivano sanno già parlare al cuore. La Vara di Messina è una di queste. Non è soltanto una grande macchina votiva, non è soltanto una tradizione che si rinnova ogni anno; è un sentimento collettivo, un atto di fede, una pagina di storia che torna a vivere davanti agli occhi di un’intera città.

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​Quando la Vara appare, Messina cambia volto. Le strade si riempiono, gli sguardi si alzano verso il cielo, le voci si intrecciano e, quasi senza accorgersene, migliaia di persone diventano una sola comunità. È difficile spiegare cosa si prova in quei momenti a chi non ha mai assistito a quel rito. Bisogna esserci, respirare quell’atmosfera, ascoltare il rumore della folla, vedere la Vara avanzare lentamente e sentire dentro quel brivido che nasce prima ancora che inizi il suo cammino.

​La sua bellezza è fatta di forme, di luce, di storia e di devozione. Ma la vera bellezza della Vara non è soltanto quella che gli occhi riescono a vedere. È quella che si manifesta nelle persone: negli anziani che la guardano con gli occhi pieni di ricordi, nei bambini che la osservano con meraviglia, nei fedeli che pregano, nei tiratori che afferrano la corda con la consapevolezza di compiere un gesto che appartiene a generazioni intere.

​C’è una forza invisibile che attraversa quella folla. Una forza che non nasce soltanto dai muscoli di chi tira, ma dalla fede, dalla speranza e dall’amore di chi accompagna quel cammino. La corda diventa allora un legame: unisce le mani, unisce le persone, unisce passato e presente. Ogni mano stretta alla corda sembra raccontare una storia, una preghiera, una promessa, un ricordo.

​E quando la Vara comincia a muoversi, arrivano i brividi.

​È un istante quasi impossibile da descrivere. Prima c’è l’attesa, poi quel movimento lento e potente, quasi irreale. La folla sembra trattenere il respiro e subito dopo esplode in un’emozione difficile da contenere. Le urla, gli applausi, le preghiere, le lacrime: tutto si mescola. E in mezzo a quella moltitudine, ognuno vive un momento personale, intimo, profondo.

​Perché la Vara appartiene a tutti, ma parla a ciascuno in modo diverso.

​Per qualcuno rappresenta la propria infanzia, il ricordo di un nonno che lo portava a vedere la processione. Per qualcun altro è il ritorno a casa dopo anni lontano da Messina. Per altri ancora è una promessa fatta in silenzio, una preghiera affidata alla Madonna, una richiesta di protezione per la propria famiglia. E così una tradizione antichissima riesce, ancora oggi, a diventare qualcosa di profondamente personale.

​La fede che accompagna la Vara non è soltanto quella delle parole pronunciate durante una preghiera. È una fede che si vede nei gesti. È nelle mani che si uniscono, negli occhi che si commuovono, nei passi compiuti insieme, nella fatica accettata con orgoglio. È nella convinzione che, per qualche ora, una città intera possa camminare nella stessa direzione, sostenuta da qualcosa di più grande di ogni singola persona.

​La Vara attraversa Messina, ma in realtà attraversa le generazioni.

​Passa davanti a palazzi, piazze e strade che hanno visto cambiare la città. Passa davanti agli occhi di chi l’ha aspettata per un anno intero. Passa attraverso la memoria di chi non c’è più e attraverso la speranza di chi continua a credere. Ogni anno il rito si ripete, ma ogni anno è diverso, perché diverse sono le persone, le storie, le emozioni e le preghiere che si raccolgono intorno a quel cammino.

​Ed è forse questo il segreto della sua forza: la capacità di rimanere uguale e, nello stesso tempo, di rinnovarsi continuamente.

​La Vara non è soltanto qualcosa che si guarda. È qualcosa che si vive.

​Si vive nel caldo dell’agosto messinese, nell’attesa interminabile, nella folla che si stringe, nel rumore che cresce, nel momento in cui gli occhi cercano la sommità della Vara e nel silenzio interiore che, nonostante tutto, nasce quando ci si trova davanti a qualcosa che riesce ancora a emozionare.

​E poi c’è Messina. Una città che in quel giorno sembra respirare con un unico cuore. Una città che si ritrova nelle proprie radici e che, attraverso la Vara, celebra non soltanto una festa religiosa, ma la propria identità. Perché ci sono tradizioni che appartengono così profondamente a un luogo da diventarne parte dell’anima. La Vara è una di queste.

​Quando passa, porta con sé la storia di chi l’ha tirata prima di noi, le preghiere di chi l’ha accompagnata, i ricordi di chi l’ha aspettata e i sogni di chi la vedrà per la prima volta.

​E quando finalmente il suo cammino si conclude, qualcosa rimane. Rimane il rumore della folla, rimane la luce negli occhi, rimane una preghiera sussurrata, rimane la sensazione di aver assistito a qualcosa che appartiene a tutti e, allo stesso tempo, a ciascuno di noi. Rimangono soprattutto quei brividi che attraversano il corpo e che non hanno bisogno di spiegazioni.

​Perché la Vara non attraversa soltanto le strade di Messina. Attraversa la memoria, la fede, le emozioni e il cuore di un popolo.

​E forse è proprio questo il significato più autentico della sua bellezza: riuscire, ancora oggi, a far sentire una città intera parte di qualcosa di immenso, antico e profondamente vivo.

​La Vara si muove.

Messina si stringe.

La fede si fa strada.

E il cuore, per un attimo, sembra salire insieme a lei verso il cielo.

(Giovanna Riccardo)

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