Un’altra fumata nera si alza dalle ciminiere della Raffineria di Milazzo (RAM), tagliando in due il cielo della costa e riaprendo una ferita mai rimarginata per le comunità locali. L’impatto visivo è l’ennesimo pugno nell’occhio per chi vive a ridosso dell’impianto petrolchimico, ma a preoccupare davvero non è solo ciò che la vista riesce a cogliere.

L’allarme, sollevato dal coordinatore del circolo “A Carmoz” e dirigente regionale di Zero Waste Sicilia, Egidio Maio, punta l’attenzione sui pericoli striscianti che minacciano la salute pubblica: gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA). Sostanze tossiche, cancerogene e mutogene che, pur essendo del tutto inodori e incolori, satura l’aria priva di qualunque segnale d’allarme percettibile. A questo fenomeno si aggiunge il misterioso velo notturno che si addensa regolarmente sopra gli impianti, una «nuvola costante» che svanisce soltanto con le prime luci dell’alba, sfuggendo all’occhio nudo durante il giorno.
Nonostante anni di dossier, indagini della magistratura, battaglie giudiziarie, cortei e assemblee pubbliche per chiedere la messa in sicurezza dell’ambiente marino e terrestre, la situazione resta bloccata. Oltre i confini delle denunce d’incidente e dei processi, la proposta di Zero Waste Sicilia punta ora a un cambio di passo radicale: liberare la Valle del Mela dalla classificazione di SIN (Sito di Interesse Nazionale).
L’obiettivo dell’associazione non è più soltanto la richiesta di un ambiente risanato, ma il rifiuto definitivo di un’etichetta che condanna l’area a “riserva di inquinamento”. Un traguardo ambizioso e complesso, rivolto a governi, istituzioni, forze politiche e sindacali: restituire ai cittadini un territorio normale, libero da targhe speciali e marchi d’inquinamento.



