Una maxi inchiesta che parte dai rifiuti provenienti da scarti edilizi e d’asfalto e arriva a diversi siti della provincia di Messina, dove secondo la ricostruzione investigativa il materiale sarebbe stato conferito senza il trattamento previsto dalla normativa.

Da qui i fari dell’operazione condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina diretta dal procuratore Antonio D’Amato e dal Gico della Guardia di Finanza , che ha portato al sequestro preventivo di tre società, otto terreni, cinque automezzi e disponibilità finanziarie per circa 115 mila euro. Gli investigatori hanno quantificato in oltre 20 mila chilogrammi i rifiuti che sarebbero stati gestiti illecitamente.
Secondo l’accusa, le società coinvolte disponevano delle autorizzazioni per il trattamento di determinati rifiuti, ma avrebbero aggirato le procedure previste per la caratterizzazione e il recupero. I materiali sarebbero stati in alcuni casi scaricati in aree prive delle necessarie autorizzazioni e in altri commercializzati senza essere stati sottoposti al trattamento previsto, accompagnandoli con documentazione (Fir e Ddt) che ne avrebbe falsamente attestato il recupero.
Nel mirino degli inquirenti sono finite anche le modalità di tracciamento del materiale fatto apparire come “materia prima seconda”: nell’inchiesta vengono contestate, a seconda delle posizioni, omissioni nella compilazione dei formulari obbligatori e irregolarità nei registri di carico e scarico.
Le contestazioni riguardano fatti collocati tra il 2021 e il 2024 e diversi territori della provincia, tra Messina (il caso più eclatante nel 2024 con gli scarti dei cantieri dell’ex Fiera trasportati a Villafranca), Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo, San Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, Furnari e Villafranca Tirrena. Gli investigatori hanno utilizzato attività di osservazione e controllo, pedinamenti e riprese per ricostruire i movimenti dei mezzi e le modalità di conferimento.
Sono complessivamente 23 le persone indagate, a vario titolo e in concorso tra loro, per l’ipotesi in prima fase investigativa di attività organizzate per il maxi traffico illecito di rifiuti. Per sei di loro la Procura ha chiesto misure cautelari personali e dovrà quindi svolgersi l’interrogatorio preventivo davanti alla gip Ornella Pastore.
I NOMI
Salvatore Antonino Imbesi, 33 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto;
Salvatore Tindaro Imbesi, 25 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto;
Tindara Venuto, 59 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto;
Santina Barbera, 33 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto;
Salvatore Scarcella, 70 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto;
Tindaro Impalà, 68 anni, di Santa Lucia del Mela;
Michele Bitto, 60 anni, di Monforte San Giorgio;
Giovanni Carlo Inferrera, 47 anni, di Messina;
Giuseppe Bellingheri, 57 anni, di Messina;
Antonino Pitale, 57 anni, di Messina;
Giuseppe Costa, 50 anni, di Messina;
Fernando Plicanti, 47 anni, di Palermo;
Giuseppe Serro, 52 anni, di Alcamo;
Carmelo De Luca, 41 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto;
Gaetano De Luca, 34 anni, di Messina;
Rosaria Cipriano, 63 anni, di Mazzarrà Sant’Andrea;
Giovanni Alesci, 70 anni, di Castroreale;
Aurelio Michele Crisafulli, 60 anni, di Furnari;
Giovanni Marco Mataffesi, 30 anni, di Milazzo;
Adriano Torre, 52 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto;
Domenico Torre, 56 anni, di Castroreale;
Emanuele Genovese, 40 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto;
Marianna Calderone, 49 anni, di Milazzo.
Le tre società sottoposte a sequestro sono la Pro.Co.Ge.Im. srl, la Venuto srls e la Venuto Antonino & C. srl, tutte operanti nel settore interessato dall’indagine . Il provvedimento cautelare riguarda inoltre otto aree utilizzate, secondo la ricostruzione dell’accusa, per il deposito o il riempimento con i materiali oggetto dell’indagine con l’obiettivo di ottenere un profitto attraverso il risparmio dei costi necessari per una gestione dei rifiuti conforme alla normativa. Nell’ordinanza viene inoltre richiamata la richiesta del Pubblico Ministero del 11 novembre 2025, con la quale è stata chiesta l’applicazione di diverse misure nei confronti di alcuni degli indagati. In particolare, per Salvatore Antonino Imbesi è stata richiesta la custodia cautelare in carcere. Per Salvatore Tindaro Imbesi, Tindara Venuto e Santina Barbera è stata invece richiesta la misura dei domiciliari.



