Una trappola tesa con la scusa di un colloquio legale, poi l’aggressione improvvisa con il liquido acido e la fuga. Si è conclusa a Catania la caccia alla donna di 47 anni accusata di aver sfregiato il suo ex difensore, il noto avvocato messinese Pierfrancesco Broccio, 58 anni.

I fatti risalgono alla serata di venerdì 25 settembre. La donna, già assistita in passato dal legale per una vicenda penale, aveva ricontattato l’avvocato chiedendogli un incontro urgente per una consulenza. Il professionista la era andato a prendere alla stazione ferroviaria di Messina Centrale per accompagnarla verso il proprio studio, situato nella frazione di Santo Stefano Medio.
Una volta giunti a destinazione, prima di scendere dall’autovettura, la donna ha estratto dalla borsa una bottiglietta contenente una sostanza corrosiva e l’ha scagliata contro il volto e il corpo del legale, per poi darsi alla fuga a piedi tra le vie circostanti.
Nonostante il forte dolore e le lesioni riportate, l’avvocato Broccio è riuscito a dare l’allarme contattando il numero unico di emergenza 112. Sul posto sono giunti i sanitari, che lo hanno trasportato d’urgenza al Policlinico di Messina dove è stato ricoverato, e i Carabinieri della Compagnia di Messina Sud, che hanno avviato immediatamente le indagini.
Le ricerche, condotte sul campo con il supporto di intercettazioni telefoniche, si sono concentrate sulle ultime tracce lasciate dalla sospettata. Nella serata di ieri, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, in collaborazione con i colleghi di Catania, sono riusciti a rintracciare e bloccare la quarantasettenne mentre camminava lungo una via pubblica nel capoluogo etneo.
Nei confronti della donna è scattato un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Messina per il reato di lesioni personali gravissime con deformazione dell’aspetto della persona (ex art. 583-quinquies c.p.), aggravato dalle circostanze previste dal codice penale.
Il fermo dovrà ora essere convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Catania, prima del successivo trasferimento degli atti alla Procura di Messina per le fasi successive del procedimento. Come ricordato dalla Procura, nei confronti dell’indagata vale la presunzione di innocenza fino all’eventuale condanna definitiva.



