L’ex primo cittadino ripercorre la nascita del progetto approvato nel 2022 tra l’emergenza Covid e la neve, rivendicando l’eredità lasciata al territorio e lanciando un appello: «I ruoli finiscono, la sanità resta. Ora servono medici e risposte concrete».

MONTALBANO ELICONA – Un percorso lungo quattro anni, nato nel pieno della tempesta pandemica e segnato perfino da una nevicata che fermò i sopralluoghi burocratici. Oggi la Casa di Comunità di Montalbano Elicona passa dalle carte geografiche alla realtà, portando con sé la promessa di un’assistenza sanitaria di prossimità per un comune montano da sempre penalizzato dalla distanza dai grandi presidi ospedalieri.
A ripercorrerne le tappe con orgoglio, ma anche con lucido pragmatismo, è l’ex Sindaco ed esponente del mondo sanitario locale, che in un’appassionata nota rivendica l’intuizione iniziale del febbraio 2022. In quei giorni drammatici, mentre l’emergenza Covid imponeva sforzi straordinari sul territorio e il pensionamento del punto di riferimento medico locale rendeva ancora più fragile la rete sanitaria, il Comune decise di non restare a guardare di fronte al piano della Regione Siciliana.
«Montalbano, con una sola Guardia Medica e un’ambulanza non medicalizzata attiva solo per 12 ore, non poteva rimanere esclusa», ricorda l’ex primo cittadino. Da lì la scelta decisiva: mettere a disposizione due piani della Casa di Riposo “Fra Bartolomeo Buccheri”. Un iter tutt’altro che semplice, che vide perfino una bufera di neve impedire il sopralluogo dei tecnici dell’ASP di Messina. Ostacolo aggirato a tempo di record inviando le planimetrie cartacee per non perdere la scadenza della Commissione regionale.
Nel messaggio non mancano i ringraziamenti istituzionali per chi ha reso possibile l’avanzamento delle pratiche – dall’allora Assessore regionale Ruggero Razza, all’avv. Ferdinando Croce, al giovane avv. Antonio Crisci e al Direttore Generale dell’ASP Giuseppe Cucci – così come il riconoscimento al lavoro svolto dall’attuale Amministrazione comunale per la fase finale.
Tuttavia, tra le righe emerge anche un chiaro stoccaggio verso i tentativi di speculazione politica: «Oggi probabilmente saranno in molti a volersi attribuire meriti e paternità. Fa parte di quella politica delle parole e dell’apparire. Ma le opere, quando hanno una storia documentata, raccontano da sole da dove sono partite».
L’attenzione viene infine spostata su quello che sarà il vero banco di prova per il territorio. «Non basta aprire una struttura, tagliare un nastro o celebrare un’inaugurazione. Il vero risultato sarà riempire quella struttura di servizi, professionisti e risposte concrete ai bisogni delle persone. Le amministrazioni passano, ma ciò che si costruisce nell’interesse della propria comunità rimane».



