Recensioni al primo ascolto, se serve pure al secondo e al terzo.
Dopo poco più di un mese dall’uscita del volume secondo degli Angine de Poitrine comincia a scemare quell’ondata di viralità che me li faceva comparire anche quando cercavo informazioni su come curare le emorroidi o come innestare una pianta di avocado. Penso che la loro Fabienk sia stata il tormentone più potente e assurdamente insistente dopo “Pulcino Pio”, “Gangnam Style” e “Pen pineapple apple pen”… almeno nella mia bolla social.
Khn e Klek de Poitrine nascono musicalmente senza le maschere nel 2019 a Saguenay, nel Québec (Canada), suonano insieme da quando avevano 13 anni. Ad un certo punto, per superare il limite del regolamento di un locale, che impediva loro di esibirsi più di due volte nell’arco di due settimane, decidono per scherzo di suonare con le maschere che oggi conosciamo. La cosa piace e diventa un tratto distintivo della band. Per quanto riguarda lo strumento Khn aveva già modificato delle chitarre inserendo negli strumenti dei tasti aggiuntivi a minchia, ne veniva fuori un suono particolare, sbilenco, da qui l’esigenza di commissionare ad un liutaio uno strumento personalizzato che divida l’ottava in quarti di tono al posto dei classici semitoni, e siamo ancora nella possibilità di inserire questa musica in partitura in quanto è possibile utilizzare i segni di demidiesis e demibemolle, roba che si usava già con il caro e vecchio blues, se non vogliamo andare indietro fino alla musica barocca suonata con l’archicembalo. Dicevo che, viste le esigenze, Khn si fa costruire un liuto “microtonale”, ne è venuto fuori uno strumento mistico doppio manico, basso e chitarra, un incrocio tra il Mjolnir e l’Escalibur, la cosa piace e diventa un altro tratto distintivo del gruppo. Nel 2024 esce il primo album, Volume I, 6 brani che rappresentano il manifesto della band, loop,
microtonalità, odd meters (tempi dispari o strani), mirabolanti e geniali cambi di accento ed un tiro rock che non ti dà il tempo di respirare. Proprio l’attitudine rock è la particolarità di questi ragazzi. Tutto prosegue normalmente fino a quando nel 2026 non registrano un live per la stazione radio KEPX di Seattle, da lì l’esplosione della viralità, non esiste bolla social dove non compaiano gli Angine de Poitrine. Contestualmente viene annunciata l’uscita di Volume II per il mese di aprile. La formula è sempre la stessa, 6 brani per circa 30 minuti di musica, come il precedente Volume I. Diciamo che l’effetto sorpresa, oltre a non esserci, è stato smorzato dalla pubblicazione in anteprima dei due singoli Fabienk e Mata Zyklek, praticamente un terzo del disco. Il resto, a parte l’inizio della tarantella microtonale di Utzp, mantiene quel tiro micidiale che li ha fatti arrivare all’attenzione del globo terracqueo. Potrei atturrarvi i cabbasisi per un bel po’ parlandovi della microtonalità come “quelle note tra le fessure del pianoforte” (cit. Charles Ives), dei tempi dispari che dispari non sono o della infinita lista di assonanze che sono state appioppate alla band, alcune a ragione, altre a torto. Ma preferisco lasciarvi con la più stringata recensione del disco degli Angine de Poitrine scritta da Battiato nel 1982, “Nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali, regni di sciamani e suonatori zingari ribelli”.
Gran bel disco, fossi in voi li ascolterei almeno una volta.
(TadDJ)