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Barcellona, GIUNTA SCOLARO: Forza Italia e Azzurri «CITTÀ SVENDUTA COME UN BANCOMAT POLITICO”

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Ventitré giorni di attesa estenuante per partorire una squadra di governo che, secondo una parte dell’opposizione, risponde a logiche palermitane e messinesi piuttosto che ai bisogni dei cittadini. Esplode la polemica politica a Barcellona Pozzo di Gotto dopo l’ufficializzazione della nuova giunta guidata dal sindaco Melangela Scolaro. Ad incendiare il clima sono i consiglieri comunali dei gruppi Forza Italia e Azzurri – Marika Lax, Tommaso Pino, Fabiana Bartolotta e Diego Lanza – che senza mezzi termini parlano di una città “retrocessa a merce di scambio”.

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Al centro della dura nota firmata da alcuni rappresentanti del centrodestra vi sono le nomine dei neo-assessori Ivano Cantello (già assessore a Giardini Naxos e fratello di Mirko Cantello, neo eletto consigliere a Messina) e della termense Mariella Presti.

Secondo i consiglieri firmatari della nota, queste figure racconterebbero «una storia triste»: quella di una prima cittadina «di fatto commissariata» dalle segreterie politiche, costretta a guardare fuori dai confini comunali per rispondere «a chi sta sopra di lei e non a chi l’ha eletta».

Il j’accuse delle opposizioni punta direttamente ai vertici di Sud chiama Nord: «Chissà se i suoi sostenitori e chi si è speso nelle liste a suo sostegno la pensano come noi, ossia che Barcellona è stata retrocessa a merce di scambio per pagare i debiti politici deluchiani».

L’affondo evidenzia come, per il nuovo corso barcellonese, gli equilibri interni ai partiti abbiano avuto la meglio sulla valorizzazione delle risorse del territorio. La luna di miele della nuova amministrazione nasce dunque già sotto il segno di una forte contrapposizione nell’aula consiliare.

I gruppi di Forza Italia e Azzurri promettono infatti una vigilanza serrata e barricate in consiglio: «Appare evidente che, come gruppo di opposizione, saremo chiamati ad arginare quella che, sin da subito, appare come una deriva molto pericolosa per una città che avrebbe bisogno di essere considerata una priorità, e non un bancomat politico».

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