Si conclude con una pesante condanna il procedimento penale davanti al Tribunale di Barcellona per due cittadini di origine tunisina, protagonisti di una violenta “rapina” avvenuta nella notte tra il 18 e il 19 novembre 2023 in un’abitazione di Corso Umberto nel centro storico di Castroreale.

Una finta rapina con la richiesta di gioielli come mera copertura per padre e figlio per compiere un feroce “raid punitivo” contro la giovane ex compagna dell’autore della stessa spedizione. La donna per sottrarsi ai ripetuti maltrattamenti si era nascosta nell’abitazione di un amico titolare di un bar del luogo, il quale nel tentativo di difendere e salvare la giovane fu gravemente percosso e ferito ad una mano dai fendenti ( causandogli danni permanenti e ricoverato all’ospedale di Palermo) di un coltello impugnato dall’ex compagno il quale, insieme al figlio ( di una moglie precedente), aveva fatto incursione nella casa del nuovo convivente della donna con i volti travisati da un passamontagna.
Tuttavia, la donna aveva riconosciuto dalle movenze e da una macchia in un occhio l’ex compagno, consentendo ai carabinieri intervenuti di registrare i primi elementi. I militari dell’Arma, nel novembre 2023, permisero al procuratore capo Giuseppe Verzera di spiccare, già nelle ore successive, il provvedimento di fermo nel centro di Vittoria della persona gravemente indiziata di rapina e lesioni gravi e maltrattamenti in famiglia, nei confronti del tunisino che all’epoca dei fatti aveva 51 anni. L’inchiesta su di lui, difeso dall’avvocato Sebastiano Campanella, si è chiusa dopo che inizialmente aveva fatto perdere le sue tracce, sottraendosi anche alle ricerche, con l’arresto il 31 maggio 2024.
Il Tribunale di Barcellona ha condannato, l’ex compagno della donna alla pena complessiva di 12 anni e 6 mesi di reclusione, oltre a una sanzione di 3mila euro, nonché al pagamento delle spese processuali e di procedimento mantenimento in carcere. Il tunisino è stato riconosciuto responsabile per i reati di rapina, lesioni gravi e maltrattamenti in famiglia, ritenendo sussistente il vincolo della continuazione tra i reati delittuosi. Lo stesso imputato è stato invece assolto dall’accusa di violenza sessuale. Condanna anche per il figlio dell’uomo, ritenuto responsabile per aver concorso nella violenta incursione domiciliare. Nei suoi confronti i giudici hanno disposto una pena di nove anni di reclusione e una multa di 2.700 euro, oltre agli oneri accessori previsti dalla legge.



