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FEMMINICIDIO, l’Ultimo Anello della catena: La CULTURA CHE UCCIDE prima del fendente

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Al Monte di Pietà di Messina la presentazione di “Anatomia della Colpa”: una voce corale e senza retorica che interroga gli uomini e demolisce gli stereotipi del possesso.

​Non basta più indignarsi davanti all’ennesimo femminicidio. Non bastano i minuti di silenzio, né il cordoglio rituale che accompagna la contabilità delle vite spezzate. Occorre compiere un passo ulteriore, più doloroso e profondo: interrogarsi sulle cause strutturali, riconoscere le responsabilità collettive e promuovere un cambiamento culturale radicale, capace di prevenire la violenza prima che si trasformi in tragedia.

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È questo il messaggio potente e senza sconti che ha animato la presentazione del volume “Anatomia della Colpa. Il peso del rimorso”, ospitata nella suggestiva ed evocativa cornice del Monte di Pietà. In questo luogo storico, la cultura ha dismesso i panni della sterile celebrazione accademica per assumere il ruolo che più le appartiene nei momenti di crisi: quello di strumento di denuncia, di riflessione e di autentica responsabilità civile. ​L’iniziativa, coordinata con rigore dal curatore dell’opera José Russotti, è stata promossa dalla Città Metropolitana di Messina attraverso il Servizio

L’evento ha dato vita a un confronto serrato e multidisciplinare, capace di riunire magistratura, professionisti, istituzioni e mondo dell’associazionismo attorno a uno dei fenomeni più drammatici, urgenti e complessi del nostro tempo.

​Ad aprire l’incontro è stata Nuccia Di Gennaro, responsabile dell’Ufficio Gestione Beni e Strutture di Interesse Culturale della Città Metropolitana e curatrice dell’evento. Nel portare i saluti del Sindaco Metropolitano Federico Basile, Di Gennaro ha evidenziato il valore politico e sociale di un’iniziativa che pone la cultura al centro come presidio insostituibile di legalità, memoria attiva e cambiamento sociale. La cultura, è emerso, non è un lusso ornamentale, ma la prima linea di difesa contro la barbarie della sopraffazione.

L’opera stessa si presenta come una cattedrale polifonica: raccoglie infatti i contributi di quarantacinque autori, uniti dalla volontà di affrontare senza reticenze né infingimenti il tema della violenza di genere. Il filo conduttore che unisce le pagine del volume è netto: il femminicidio non rappresenta quasi mai un raptus, un gesto improvviso o un’imprevedibile tempesta emotiva. Al contrario, esso è il punto di arrivo finale di una lunga, lucida e riconoscibile catena di comportamenti, stereotipi, relazioni tossiche e modelli educativi distorti, strutturati sul culto del possesso, del controllo esasperato e della disuguaglianza di potere. Secondo i rilevamenti dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), milioni di donne in Italia hanno subito nel corso della propria vita violenze fisiche o sessuali, e la quota preponderante degli omicidi di donne viene commessa da partner o ex partner. Numeri spietati che dimostrano come la violenza di genere non costituisca un’emergenza episodica o meteorologica, bensì un fenomeno strutturale radicato nel tessuto sociale che richiede interventi sistemici.

​Tra i momenti più intensi e carichi di tensione emotiva della serata, spicca la testimonianza di Grazia Distefano, unica autrice donna dell’antologia. Le sue parole, tese e limpide, hanno restituito il volto umano e drammatico della violenza, raccontando il cammino impervio che conduce dal silenzio tombale imposto dall’abuso alla faticosa riconquista della propria libertà e dignità personale. Una narrazione autentica, spogliata di ogni retorica consolatoria, che ha saputo trasformare un’esperienza strettamente personale in un messaggio universale di speranza, ma anche di severo monito: rompere l’isolamento significa togliere l’aria e la complicità ambientale a chi esercita l’abuso.

Se la voce della vittima rappresenta la forza della rinascita, il volume affida parallelamente alla componente maschile un compito altrettanto urgente e forse ancor più faticoso: riconoscere le proprie responsabilità individuali e collettive, rifiutando una volta per tutte ogni forma di giustificazione o minimizzazione culturale. Le pagine dell’antologia suonano come un invito a una profonda autocritica maschile, indicando nella presa di coscienza il primo passo ineludibile verso una società realmente fondata sul rispetto reciproco e sulla parità.

​Di particolare rilievo istituzionale è stato l’intervento del Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, Emanuele Crescenti, che ha offerto una riflessione di altissimo profilo giuridico. Il magistrato, pur richiamando l’attenzione sull’importanza cruciale di un sistema di tutela sempre più tempestivo ed efficace e di una risposta giudiziaria rigorosa nei confronti degli autori delle violenze, ha tracciato un limite netto alle sole manovre sanzionatorie. Il diritto penale, ha ammonito il Procuratore, pur essendo uno strumento indispensabile, non può da solo sradicare un fenomeno alimentato da stereotipi culturali millenari. La vera prevenzione passa inevitabilmente attraverso l’educazione capillare, la formazione permanente e la collaborazione organica e strategica tra la magistratura, le forze dell’ordine, le istituzioni scolastiche, i servizi sociali e le associazioni del territorio.

A completare il quadro multidisciplinare sono intervenute la psicologa, psicoterapeuta e sessuologa clinica Barbara Cortimiglia (autrice della prefazione), che ha analizzato i complessi e devastanti meccanismi psicologici della violenza e le onde d’urto che essa produce sulle vittime e sui nuclei familiari, e l’avvocato Santina Paradiso (autrice della postfazione), già dirigente comunale, che ha decostruito le radici storiche della disparità di genere, ribadendo come la vera svolta passi dal linguaggio e dall’educazione delle nuove generazioni. Il dibattito, arricchito dai contributi di Annamaria Tarantino, presidente dell’ACISJF, e dell’editore Costantino Di Nicolò – il quale ha sostenuto con ferma convinzione la pubblicazione dell’opera riconoscendone il profondo valore sussidiario e sociale –, si è chiuso con la consapevolezza diffusa che “Anatomia della Colpa” non sia solo un libro, ma un manifesto politico e civile da consegnare alla comunità per demolire le fondamenta del silenzio.

(Loredana Aimi)

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