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L’ARTE che cura le ferite: GIBELLINA SI SVELA ai ragazzi di ZAFFERANA ETNEA

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Tra le “cancellature” di Isgrò e il Cretto di Burri, gli studenti dell’I.C. “De Roberto” scoprono come l’assenza può farsi presenza. Un viaggio nel cuore della Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026.

 

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Può un’assenza diventare presenza? È questa la domanda provocatoria che ha accompagnato gli studenti dell’Istituto Comprensivo “De Roberto” di Zafferana Etnea in un viaggio straordinario tra memoria e futuro. In un momento storico in cui Gibellina si prepara a indossare la corona di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, la scuola siciliana scende in campo per toccare con mano il miracolo della rigenerazione urbana.

Il cuore pulsante del progetto è stato l’incontro ravvicinato con Emilio Isgrò, il gigante dell’arte concettuale. Nella Sala Consiliare di Zafferana, davanti a una platea di giovanissimi attenti e curiosi, l’artista ha svelato il senso profondo del suo lavoro. Alla domanda più difficile posta dagli alunni – «Qual è la parola che non cancellerebbe mai?» – Isgrò ha risposto con una semplicità disarmante: «Amore e fratellanza». Un messaggio etico universale che ha trasformato una lezione d’arte in una lezione di vita, alla presenza del sindaco Salvatore Russo e del dirigente scolastico Salvatore Musumeci.

Ma la teoria si è fatta carne e cemento nei giorni 28 e 29 aprile, quando le classi terze, guidate da un team di docenti ed esperti (Cosentino, Di Grigoli, Merlino, Patrollini, Ruggeri e la storica dell’arte Valentina Certo), si sono immerse nel silenzio abbacinante del Cretto di Burri.

Non è stata una semplice gita, ma un’esperienza immersiva: dal Baglio Di Stefano al MAC, passando per le sculture di Consagra e la Chiesa di Quaroni.

Particolarmente toccante è stata la testimonianza di Antonella Corrao, figlia del visionario sindaco Ludovico, che ha trasmesso ai ragazzi la passione di chi ha saputo trasformare le macerie del terremoto in un laboratorio d’avanguardia unico al mondo.

«Abbiamo voluto che i ragazzi comprendessero che l’arte non è solo estetica, ma uno strumento per analizzare la realtà e costruire l’identità», spiegano i promotori del progetto. Gibellina, da città ferita a simbolo di speranza, è diventata per questi studenti un libro aperto su cui leggere il proprio futuro.

Il viaggio non finisce qui: i lavori creativi nati da questa esperienza saranno presto protagonisti di una mostra conclusiva proprio a Gibellina, sigillando un patto di bellezza tra la comunità di Zafferana e la nuova capitale dell’arte. Perché, come hanno imparato gli studenti, a volte bisogna “cancellare” il dolore per poter tornare a ricordare e, finalmente, a sognare.

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