Palermo si ferma nel giorno della memoria. Dalla strage del 1992 alla nascita di una dottrina della protezione: lo Stato onora Falcone, Morvillo e gli agenti caduti, custodi silenziosi della nostra democrazia.
Ci sono date che non appartengono semplicemente al calendario, ma alla carne viva di una nazione. Il 23 maggio è una di queste. Sono trascorsi esattamente trentaquattro anni da quel pomeriggio del 1992, quando cinquecento chili di tritolo sventrarono l’autostrada A29, spezzando le vite del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della Polizia di Stato Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.

Quell’esplosione, passata alla storia come la strage di Capaci, ha segnato in modo indelebile la coscienza collettiva del Paese, diventando lo spartiacque definitivo tra un prima e un dopo nella lotta alla criminalità mafiosa.
Oggi, a distanza di oltre tre decenni, Palermo dimostra che quel sacrificio non è stato invano. La straordinaria partecipazione civile e istituzionale alle commemorazioni testimonia quanto la memoria di quegli eroi continui a nutrire una diffusa cultura della legalità, ormai patrimonio condiviso di tutta la società italiana.
LE CERIMONIE: IL PROGRAMMA DELLA MEMORIA
La giornata del ricordo si apre, come di consueto, con la deposizione di una corona d’alloro presso la Stele di Capaci, il monumento sorto sul tratto di autostrada devastato dall’attentato.
Subito dopo, le celebrazioni si spostano nella storica sede del Reparto Scorte, all’interno della caserma “Pietro Lungaro”. Qui, alla presenza del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del Capo della Polizia, Prefetto Vittorio Pisani, viene svelato il Quadro contenente il brevetto della Medaglia d’oro al Merito civile, conferita dal Presidente della Repubblica alla Bandiera della Polizia di Stato per l’eccelso e rischioso lavoro svolto dagli uomini e dalle donne dei servizi di scorta.
Dopo la Santa Messa officiata dal cappellano Don Massimiliano Purpura, l’Aula Corona della caserma ospita la proiezione del docufilm “I ragazzi delle scorte”, con un focus speciale dedicato all’Agente Scelto Rocco Dicillo.
Il momento più toccante è previsto per le ore 17:58, l’istante esatto della strage: un minuto di raccoglimento assoluto accompagnerà le note del Silenzio d’Ordinanza, suonato in contemporanea presso l’Ufficio Scorte, la Stele di Capaci e l’Albero Falcone. La giornata si concluderà alle 19:00 con una messa in suffragio nella Chiesa di San Domenico.
DA “ANGELI CUSTODI” A PROFESSIONISTI DEL RISCHIO: L’EVOLUZIONE DELLE SCORTE
Dietro l’emozione della memoria c’è una storia istituzionale lunga e complessa, fatta di sangue, intuizioni e riforme necessarie. La protezione delle personalità non è sempre stata l’eccellenza organizzativa che conosciamo oggi.
Le origini e gli “anni di piombo”
Se le prime tracce di tutela risalgono al quadro costituzionale del 1848 e alla nascita del Regio Commissariato di P.S. nel 1900 (creato per proteggere Vittorio Emanuele III dopo l’assassinio di Re Umberto I), fino agli anni ’80 i servizi di scorta in Italia non avevano una struttura unitaria. Erano spesso affidati in modo occasionale ai reparti territoriali, senza una formazione specifica.
Fu la drammatica stagione dei delitti eccellenti – gli omicidi di Piersanti Mattarella, Vittorio Bachelet e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa – a imporre una svolta: nacque così il **Reparto Scorte della Polizia di Stato** presso le Questure, una struttura organica e stabile per rispondere alla minaccia del terrorismo e della mafia.
La svolta di Abbasanta e la nascita dell’UCIS
Verso la fine degli anni ’70 nacque in Sardegna il C.A.I.P. (Centro Addestramento e Istruzione Professionale) di Abbasanta. Lì prese forma il “corso scorte”, una scuola durissima dove gli agenti imparavano e imparano tuttora a muoversi in convoglio, pianificare itinerari e reagire ai tentativi di imboscata. Non si trattava solo di addestramento tecnico, ma di forgiare coscienze pronte a fare da scudo umano per la difesa dello Stato democratico.
Negli anni ’90, il prezzo pagato in termini di vite umane a Capaci e in via d’Amelio (dove cadde Emanuela Loi, tra le prime donne impiegate stabilmente nelle scorte) accelerò la modernizzazione del sistema. Nel 2002 venne istituito l’UCIS (Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale), centralizzando la valutazione del rischio non più sulla base della “sicurezza passiva”, ma su una sofisticata analisi delle informazioni e dei contesti.
LA GRATITUDINE DELLA NAZIONE
L’eredità dei caduti di Capaci vive oggi nella professionalità degli agenti che vigilano sui magistrati, sugli uomini delle istituzioni, sui giornalisti e sui collaboratori di giustizia gestiti dal Servizio Centrale di Protezione.
La Medaglia d’Oro al Merito Civile, consegnata quest’anno dal Capo dello Stato, racchiude il senso profondo di questa missione, descrivendola con parole che restano scolpite nella pietra: “Mediante l’adempimento quotidiano e silenzioso del loro compito, hanno assicurato e garantiscono la tutela delle persone esposte a pericolo, anche a sacrificio della propria incolumità… Nella consapevolezza del rischio, sono stati custodi del valore delle funzioni svolte dalle persone tutelate, sacrificando la propria vita per garantirne l’esercizio libero e democratico.”
Trentaquattro anni dopo, Palermo e l’Italia intera non dimenticano. Perché il silenzio di oggi è il rumore di una promessa: la memoria non si cancella.



