Finalmente un confronto basato sui contenuti del referendum del 22-23 marzo, quello che si è appena concluso nella gremita elegante Sala Consiliare di Venetico.


Introdotti dal saluto del sindaco Ciccio Rizzo, sono state spiegate, almeno per una volta – se si esclude qualche occasione a margine – senza ricorso a slogan fuorvianti, come quello già contenuto nella definizione “riforma della giustizia” secondo la concittadina senatrice 5Stelle Barbara Floridia, che ha spiegato le ragioni del NO, e stigmatizzati dal deputato nazionale FI Tommaso Calderone, che ha illustrato quelle del SÌ.
Entrambi, in un clima sereno, a tratti simpatico, e con la grande onestà intellettuale che ha caratterizzato il dibattito, hanno convenuto sulla ininfluenza del voto referendario sulla soluzione di tutti i problemi della giustizia.
Le divergenze si sono invece registrate sugli effetti della separazione delle carriere dei magistrati sui cittadini: negative per la sen. Floridia in quanto i PM “non ricercheranno più la verità, ma le prove contro l’indagato” e di segno opposto per l’on. Calderone convintamente assertore del fatto che lo “scollegamento” dei magistrati requirenti dai giudicanti costituisca garanzia per i cittadini, soprattutto nella fase delle indagini preliminari quando non partecipa la difesa e “il GIP a volte si finge morto come l’opossum e firma provvedimenti prestampati”.
Ricordiamo che la modifica costituzionale riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura, cioè l’organo, composto oggi da 20 magistrati e 6 laici e presieduto dal Presidente della Repubblica (funzioni di fatto esercitate dal vicepresidente eletto tra i componenti laici), che si occupa delle assegnazioni, trasferimenti e carriere dei magistrati di due ruoli, ma anche delle sanzioni disciplinari, impugnabili davanti alla Corte di Cassazione (Sezioni Unite Civili).
Il quesito referendario sottoposto al voto riguarda la previsione di due CSM uno competente per assegnazioni, trasferimenti e carriere dei PM e l’altro per i Giudici, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica e composti da 2/3 di magistrati sorteggiati più 2 magistrati di diritto e 1/3 di laici, estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune, nel numero e secondo le procedure previsti dalla legge.
L’aspetto disciplinare dei magistrati di entrambi i ruoli sarà attribuito all’Alta corte disciplinare, composta da quindici membri di cui 6 laici (tre nominati dal Presidente della Repubblica e tre estratti a sorte da un elenco di soggetti formato dal Parlamento in seduta comune), nonché da 9 magistrati (6 giudicanti e 3 requirenti), estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie.
E proprio l’estrazione a sorte ha costituito l’argomento particolarmente divisivo tra i due politici: garanzia della fine delle dannose “correnti” denunciate dal magistrato Luca Palamara (cfr. Il Sistema, Lobby & Logge, Il Sistema colpisce ancora) per Calderone; il contrario per Floridia.
Ma le argomentazioni più forti sono state riservate per la “Alta corte disciplinare”, “organo terzo” che evita l’attuale impunibilità per il deputato, mentre troppo sbilanciato a favore della politica per la senatrice.
Concetti in qualche modo rafforzati dai due “tecnici” accorsi a sostegno delle due posizioni: la separazione era già nella mente di Giacomo Matteotti e Giuliano Vassalli per l’avv. Santi Coniglio, mentre nei programmi della loggia P2 di Licio Gelli per l’avv. Fabio Repici, convinto della incostituzionalità, per violazione dell’art. 111, della parte che prevede l’impugnazione delle decisioni dell’Alta corte solamente davanti alla stessa.
Il dibattito è stato moderato dal notaio Marco Giorgianni.



