La Corte di Appello di Messina, prima sezione penale, presieduta dalla giudice Daria Orlando, ha pronunciato una sentenza che interviene parzialmente sulla decisione emessa nel processo di primo grado nel processo Mazzagatti, a seguito della sentenza del 9 aprile 2024 emessa dal Tribunale di Barcellona, rimodulando le condanne per 4 familiari dei sei imputati. Confermato nel complesso l’originario impianto accusatorio con parziali riforme delle pene.
Infatti, i giudici hanno disposto la rideterminazione delle pene per Nicolina Famà, Giuseppe Mazzagatti, Santina Quattrocchi e Valeria Mazzagatti in tre anni di reclusione ciascuno, confermando invece la decisione impugnata e condannando il “re” del banqueting Pietro Nicola Mazzagatti ed il titolare della società coinvolta nel procedimento, Salvatore Chillemi, al pagamento delle spese del giudizio di secondo grado. Il procedimento trae origine dalla sentenza di primo grado con la quale sei imputati erano stati ritenuti responsabili dei reati contestati, con esclusione, per tutti, dell’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa della famiglia dei Barcellonesi. In quella sede il Tribunale aveva condannato Pietro Nicola Mazzagatti (già ristretto al 41bis)a 5 anni di reclusione, pena determinata anche tenendo conto dell’aumento per la recidiva, oltre al pagamento delle spese processuali e di detenzione. Condanne a 3 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno erano state inflitte invece ai familiari dell’imputato principale: la moglie Nicolina Famà, 56 anni, il figlio Giuseppe Mazzagatti, 35 anni, la nuora Santina Quattrocchi, 36 anni, e la figlia Valeria Mazzagatti, 35 anni, tutti assistiti dall’avvocato Sebastiano Campanella. Un’ulteriore condanna, pari a 2 anni e 6 mesi di reclusione, aveva riguardato invece l’imprenditore barcellonese Salvatore Chillemi, 60 anni, difeso dall’avvocato David Bongiovanni, nella qualità di legale rappresentante e socio unico della società “Event & Co. Srl”, che operava tra Milazzo e Santa Lucia del Mela.
Contestualmente, i giudici avevano disposto il sequestro, ai fini della confisca, delle sole quote societarie della stessa società, ritenuta, secondo la ricostruzione accolta in primo grado e confermata anche in Appello, uno strumento utilizzato dai familiari dell’ex pasticcere Mazzagatti come “cavallo di Troia” per continuare a gestire di fatto quattro attività imprenditoriali già sottoposte a sequestro e destinate alla confisca, nonostante la detenzione di Mazzagatti.
Restano inoltre confermati i sequestri delle quote societarie e dei beni disposti nel 2019, che continueranno a produrre effetti fino al passaggio in giudicato della sentenza.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni. È verosimile che, una volta esaminati i contenuti della decisione, le difese possano ricorrere in Cassazione.



