Si è spento a 58 anni il bomber che unì l’Italia da Bari a Livorno. L’ultimo commovente messaggio: “Questo splendido viaggio è arrivato al termine. Sperando sia un arrivederci”
Il calcio italiano piange la scomparsa di Igor Protti. L’ex attaccante si è spento a soli 58 anni dopo una battaglia contro il cancro, scoperta la scorsa estate e aggravatasi rapidamente nei mesi successivi. A dare il triste annuncio è stata la famiglia, condividendo l’ultimo, poetico saluto dello “Zar”: «Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile trovare parole che possano spiegarlo… Grazie alla mia grande famiglia, a tutte le persone che mi hanno voluto bene e a tutti i tifosi delle squadre in cui ho giocato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio.»

Da oggi pomeriggio, la camera ardente presso il cimitero di Cecina accoglierà l’ultimo omaggio a un uomo che ha saputo farsi amare trasversalmente, superando ogni rivalità sportiva.
Recentemente Protti aveva accompagnato la figlia all’Altare nel giorno delle sue Nozze, purtroppo la Vita ha presentato il conto troppo presto. Coetaneo di chi scrive, lo ricordo sempre col sorriso sulle labbra quando a Messina arrivò col pesante fardello di colui che doveva sostituire Totò Schillaci al centro dell’attacco giallorosso: effettivamente lasciò il segno ed oggi Messina ed i tifosi lo piangono.

Protti è stato l’essenza stessa del calcio di provincia, ma con numeri da fuoriclasse assoluto. Insieme a Dario Hubner, detiene un record leggendario: è l’unico giocatore ad aver vinto la classifica marcatori in Serie A, Serie B e Serie C1. Cresciuto nel Rimini, fu svezzato da un giovanissimo Arrigo Sacchi nella stagione 1984-85. Un rapporto intenso ma complesso: memorabile la gita del giovedì a Fusignano, dove Sacchi portava i suoi giocatori per spiegarne la psicologia e i segreti della zona. Nonostante il titolo di capocannoniere conquistato anni dopo, Sacchi non lo portò agli Europei del 1996, preferendogli i giganti di quell’epoca d’oro (Del Piero, Signori, Chiesa, Ravanelli).
Il grande salto avviene a Messina nel 1989, dove è chiamato a raccogliere l’eredità pesante di Totò Schillaci. In riva allo Stretto gioca tre stagioni memorabili (31 gol in oltre 100 presenze), tanto che oggi il club giallorosso lo ricorda con profondo cordoglio: “Un indimenticato protagonista che ha lasciato un segno indelebile nel cuore dei tifosi”.
Ma è a Bari che Protti scrive la storia. Nel 1995-96, rimasto inizialmente senza contratto in ritiro, un veggente locale gli predice il titolo di capocannoniere. Protti risponde sul campo: segna il primo gol assoluto del campionato, vince un premio bizzarro di mille bottiglie di vino e un quintale di miele, e trascina i pugliesi a suon di gol. Il Bari retrocede, ma lui segna 24 reti ed è re dei bomber della Serie A a pari merito con Beppe Signori.

Dopo le parentesi alla Lazio e al Napoli (dove fu l’ultimo a indossare la maglia numero 10 prima del ritiro in onore di Maradona), Protti trova la sua terra promessa a Livorno. A 33 anni accetta di scendere in C1. Sembra l’inizio del declino, è l’inizio del mito. Diventa “Lo Zar”. Quando decide di ritirarsi, la città insorge e lo convince a restare per far coppia con Cristiano Lucarelli. Insieme firmano 44 gol in un solo campionato di Serie B, riportando il Livorno in Serie A dopo cinquantacinque anni.
La sua grandezza umana ha superato i colori sociali: nel 2007 ha ricevuto la cittadinanza onoraria sia di Livorno che di Bari. Durante la malattia, striscioni d’affetto sono comparsi ovunque, persino dalle tifoserie storicamente rivali come Pisa, Lecce e Spezia.
Dietro al calciatore c’era un uomo di profonda sensibilità, che faceva teatro con ragazzi affetti da disabilità psichica e portava dentro di sé ferite mai rimarginate. Il suo rimpianto più grande? Non aver avuto il padre Flavio al fianco durante il debutto in Serie A, scomparso venti giorni prima della nascita del nipote Nicholas Flavio.
Oggi Igor ha raggiunto il paradiso degli attaccanti. Trent’anni fa, alla domanda su come avrebbe voluto morire, rispose: “Di vecchiaia, senza soffrire e senza far soffrire troppo”. Il destino non è stato generoso con il tempo, ma l’amore che lascia dietro di sé è eterno.
Ciao Zar, buon viaggio.



