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Messina, la TELA SEICENTESCA della Madonna della Lettera di CASTANEA torna a casa: ESPOSIZIONE STRAORDINARIA 

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Ci sono storie in cui il tempo sembra riavvolgere il proprio nastro, creando cortocircuiti perfetti tra passato e presente. Quella della tela seicentesca raffigurante la Madonna della Lettera tra i Santi Cosimo, Damiano e Biagio è una di queste. Un capolavoro che per oltre trent’anni è rimasto ingiustamente dimenticato, confinato nel buio di un sottoscala prima e di un deposito poi, e che oggi rinasce a nuova vita grazie alla tenacia di una comunità, all’arrivo di un nuovo parroco e alla generosità silenziosa del mecenatismo privato.

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L’opera ieri è stata esposta eccezionalmente a Messina, nella Chiesa di San Placido, in occasione della Notte Mariana. Un luogo non casuale: l’edificio sorge infatti sulle vestigia dell’antica Chiesa di San Giovanni Battista, storica sede del Priorato Gerosolimitano. Un suggestivo ritorno alle origini spirituali, se si pensa che all’inizio del Seicento il beneficiario della chiesetta di Castanea da cui proviene la tela era proprio Fra Francesco de Luca, stimato Cavaliere di Malta.

Per capire l’importanza di questo recupero è necessario fare un salto indietro nel tempo fino al 1666. I verbali della Visita Pastorale di Monsignor D’Amico, Vescovo di Patti, descrivono la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Castanea delle Furie come un microcosmo rurale e devozionale di straordinaria efficienza. Eretta per volere di Angelo De Luca nel 1589, la chiesetta era un punto di riferimento non solo spirituale ma anche logistico, dotata di un campanile a vela, di una sacrestia impreziosita da due stanze decorate e persino di cisterne per l’acqua e per l’olio, quest’ultimo utilizzato per tenere perennemente accese le lampade votive davanti all’altare maggiore.

Poi, i secoli di storia, i mutamenti e, infine, l’oblio. La grande pala d’altare, insieme al Sant’Agostino del maestro Gaspare Camarda, era finita stipata in un sottoscala del Convento dell’Annunziata.

La svolta è arrivata in due tempi. Anni fa, l’Associazione Culturale “Giovanna d’Arco”, guidata da Tonino Spanò, era riuscita a strappare all’oscurità il Sant’Agostino e la tela di San Michele, restaurati grazie a un primo donatore anonimo. La Madonna della Lettera, invece, ha dovuto attendere ancora, spostata in un deposito precario al secondo piano del convento.

L’impulso decisivo è arrivato con la nomina del nuovo parroco, padre Vincenzo Majuri, che si è subito attivato per far esaminare la tela dalla restauratrice Ivana Mancino. Ma per far partire i lavori servivano risorse importanti. È a questo punto che è entrato in scena un secondo, generoso mecenate che ha scelto di rimanere rigorosamente anonimo. Grazie al suo fondamentale sostegno economico, l’opera è stata affidata alle cure magistrali della Bottega Mancino di Palermo, che ha restituito alla tela la sua brillantezza cromatica e la leggibilità originaria.

Un mecenatismo, questo, che si è rivelato un vero e proprio motore di rinascita per Castanea: lo stesso donatore ha infatti coperto le spese per il restauro della tela settecentesca della Madonna del Rosario, il recupero del fercolo e della splendida statua lignea rivestita in oro zecchino di San Giovanni Battista (opera di A. Zizzo), contribuendo in modo decisivo anche alla riapertura della chiesa matrice del paese.

Dal punto di vista stilistico, la grande pala d’altare si inserisce nei canoni della pittura tardo-manierista e controriformistica attiva in Sicilia tra Cinque e Seicento. Il restauro ha riportato alla luce una sapiente e fitta rete di sguardi che unisce la dimensione terrena a quella celeste. Domina la Vergine Maria che, con panneggio scultoreo, porge il cartiglio della Lettera inviata al popolo messinese nel 42 d.C., riaffermando la potente formula “Vos et ipsam civitatem benedicimus”. Accanto a lei, il Bambino Gesù è raffigurato in posa regale e messianica, ritto in piedi con un braccio teso verso l’alto e l’altro che stringe una piccola croce. I santi dialogano in una studiata coreografia emotiva. San Biagio Vescovo fa da mediatore con la mano tesa verso l’esterno, mentre i santi medici Cosimo e Damiano creano una splendida tensione contrapposta tra devozione e rapimento estatico. Il minuzioso lavoro di pulitura ha svelato particolari straordinari, come l’intreccio fine dei sandali ai piedi dei medici e la maestosa idria classica (il vaso degli unguenti) posta in primo piano, simbolo della vocazione dei santi guaritori.

Se la storia della Madonna della Lettera si avvia a un lieto fine – già oggi la tela tornerà definitivamente a Castanea per essere collocata sull’altare del Santissimo Sacramento nella Chiesa di San Giovanni – la missione di salvaguardia del patrimonio locale non si ferma qui. L’Associazione “Giovanna d’Arco” ha infatti lanciato un accorato appello: sono già pronti i preventivi per un nuovo, urgente intervento destinato a salvare quattro statue lignee seicentesche a grave rischio deterioramento. La cifra necessaria è di 30.000 euro. La caccia a nuovi mecenati e alla sensibilità dei cittadini è ufficialmente aperta, per far sì che il miracolo di Castanea non rimanga un caso isolato, ma l’inizio di una diffusa rinascita culturale.

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