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“PULIZIA” SPIAGGE del Messinese, LEGAMBIENTE richiama i sindaci: VIA AI CONTROLLI (ECCO DOVE)

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Fari di Legambiente puntati sulle spiagge del messinese. Proprio quando la Regione assegna nuove risorse ai Comuni costieri per la pulizia degli arenili e il potenziamento dei servizi nelle spiagge libere, il Presidio del Tirreno dell’associazione ambientalista annuncia un monitoraggio diretto sugli interventi che verranno eseguiti lungo la fascia costiera tirrenica. L’obiettivo dichiarato è evitare che le operazioni di sistemazione estiva si trasformino in danni irreversibili per dune, habitat naturali e specie protette.

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Il focus arriva pochi giorni dopo il documento con cui Legambiente Sicilia e WWF Italia hanno lanciato un allarme su scala regionale contro l’utilizzo di mezzi meccanici pesanti per la cosiddetta “pulizia” delle spiagge, pratica che secondo le associazioni può provocare gravi conseguenze ambientali e compromettere ecosistemi di grande valore naturalistico.

A scrivere direttamente alle amministrazioni del comprensorio tirrenico sono Pippo Ruggeri e Carmelo Ceraolo, referenti del Presidio Legambiente del Tirreno, che hanno inviato una nota ai sindaci di Barcellona Pozzo di Gotto, Falcone, Furnari, Milazzo, Monforte San Giorgio, Oliveri, Pace del Mela, Patti, Rometta, Santa Marina Salina, Saponara, Spadafora, Torregrotta, Venetico e Villafranca Tirrena.

I Comuni interessati figurano tra quelli ammessi ai finanziamenti regionali destinati sia alla rimozione dei rifiuti abbandonati sul demanio marittimo e idrico sia alla valorizzazione delle spiagge libere attrezzate. Proprio la disponibilità di queste risorse, secondo Legambiente, deve consentire interventi più rispettosi dell’ambiente e non operazioni invasive che rischiano di compromettere il delicato equilibrio delle coste.

Gli ambientalisti spiegano che seguiranno da vicino le attività avviate lungo gli arenili della provincia di Messina. L’ente intende infatti verificare mezzi e modalità utilizzati dai Comuni durante le operazioni di pulizia e predisporre un report finale che avrà una duplice funzione: valorizzare le buone pratiche e segnalare eventuali interventi ritenuti dannosi o contrari alla normativa ambientale.

Il documento sarà successivamente trasmesso agli enti competenti e alle autorità ambientali sovraordinate. Nella nota, Legambiente non esclude inoltre la possibilità di segnalare eventuali ipotesi di abuso o di danno ambientale qualora venissero riscontrate situazioni ritenute irregolari.

Le indicazioni rivolte ai Comuni sono precise. In presenza di microdiscariche o accumuli di materiale inerte viene suggerito l’utilizzo di mezzi leggeri e di piccole dimensioni, evitando interventi che possano compromettere le dune costiere o la vegetazione spontanea.

Ancora più deciso il richiamo contro l’impiego di escavatori, pale caricatrici e bulldozer per la rimozione dei rifiuti presenti sull’arenile. Secondo Legambiente, in questi casi non si tratterebbe più di semplici attività di pulizia ma di veri e propri movimenti di terra, con effetti potenzialmente dannosi sulla morfologia della spiaggia e sulla sua capacità di resistere ai fenomeni erosivi. L’associazione indica nel rastrellamento manuale il metodo più efficace e sostenibile, evidenziando anche una possibile ricaduta sociale positiva attraverso la creazione di occupazione stagionale.

Particolare attenzione viene inoltre posta al divieto di sotterrare rifiuti o materiali di risulta. Una pratica che, oltre a essere sanzionata dalla normativa vigente, viene considerata controproducente perché i materiali nascosti finiscono spesso per riaffiorare, aggravando il degrado degli arenili.

La presa di posizione di Ruggeri e Ceraolo si inserisce nel più ampio allarme lanciato da Legambiente Sicilia e Wwf Italia ai Comuni costieri dell’Isola. Secondo le due organizzazioni ambientaliste, l’utilizzo indiscriminato di mezzi meccanici pesanti può causare la distruzione delle dune sabbiose, aumentare l’erosione costiera e compromettere habitat di interesse comunitario tutelati dalle direttive europee.

Le associazioni ricordano inoltre che la Sicilia rappresenta una delle principali aree italiane per la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta. La pulizia meccanica può cancellare le tracce lasciate dagli animali durante la risalita sulla spiaggia e, nei casi più gravi, distruggere i nidi prima ancora che vengano individuati dai monitoraggi. Tra le specie a rischio figura anche il fratino, piccolo uccello costiero inserito nell’Allegato I della Direttiva Uccelli e considerato in pericolo a causa della crescente pressione antropica sulle spiagge.

Le associazioni puntano inoltre sulla tutela della Posidonia oceanica spiaggiata, la cui gestione è regolata da specifiche disposizioni regionali. I cumuli vegetali depositati dal mare vengono spesso percepiti come un elemento di disturbo, ma svolgono una funzione fondamentale nella protezione naturale delle coste dall’erosione e nella conservazione dell’ecosistema marino. Per questo Legambiente e Wwf chiedono che le dune vengano integralmente preservate, sottraendole all’attraversamento dei mezzi motorizzati e a qualsiasi intervento che possa alterarne l’equilibrio.

Con l’avvio della stagione balneare entra dunque nel vivo anche la sfida tra esigenze di fruizione turistica e tutela ambientale. Da un lato i Comuni sono chiamati a garantire spiagge pulite e servizi efficienti; dall’altro cresce la richiesta di adottare metodi compatibili con la conservazione di ecosistemi sempre più fragili. Per il Presidio Legambiente del Tirreno la strada è tracciata: le operazioni sui litorali messinesi saranno osservate passo dopo passo. E al termine dell’estate, promettono i responsabili Ruggeri e Ceraolo, sarà il report finale a raccontare chi avrà saputo coniugare decoro e rispetto della natura e chi, invece, avrà scelto scorciatoie potenzialmente dannose per il patrimonio costiero, al fine sia di valorizzare le “buone pratiche” sia di stigmatizzare gli interventi dannosi e vietati dalla legge.

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