Un’alba amara per la provincia di Messina. L’inchiesta della DDA svela un presunto sistema di corruzione elettorale aggravato dal metodo mafioso. Il sindacato alza la voce: «Serve una barriera invalicabile contro le infiltrazioni».


Così la comunità siciliana si è svegliata stamattina, travolta dalla notizia dell’arresto del sindaco di Spadafora (Messina), finito ai domiciliari con accuse pesantissime: scambio elettorale politico-mafioso e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso.
L’operazione, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Messina, ha squarciato il velo sulla gestione del consenso locale, sollevando un’ondata di indignazione e profonda preoccupazione.
Tra le prime e più ferme reazioni c’è quella della CGIL Messina, che ha espresso un duro atto d’accusa contro un sistema che rischia di logorare il patto sociale tra istituzioni e cittadini.
«Quanto emerso dall’inchiesta rappresenta un fatto di straordinaria gravità che colpisce al cuore le istituzioni democratiche e rischia di incrinare irrimediabilmente il rapporto di fiducia tra la cittadinanza e la pubblica amministrazione.»
Il sindacato, storicamente in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, ha ribadito come la trasparenza e la correttezza amministrativa non siano optional, ma requisiti minimi per la sopravvivenza del territorio.
Il segretario generale della CGIL Messina, Pietro Patti, ha tracciato una linea netta tra il futuro economico della provincia e la necessità di una politica pulita fatta di istituzioni trasparenti, il territorio non può permettersi amministrazioni condizionate dalla criminalità; voto libero, lo sviluppo sociale passa solo attraverso una partecipazione democratica reale, non inquinata da promesse o minacce mafiose; azione amministrativa corretta, la gestione della cosa pubblica deve tornare a essere lo specchio dell’interesse generale.
L’inchiesta della DDA di Messina è l’ennesimo campanello d’allarme per un territorio fragile. Secondo la CGIL, la provincia ha un disperato bisogno di amministratori capaci di operare esclusivamente per il bene comune, garantendo pari diritti e il rispetto delle regole.
La lotta alle mafie e alla corruzione non è una battaglia del passato, ma la priorità assoluta dell’oggi per poter costruire un futuro fatto di lavoro dignitoso, sviluppo e coesione sociale. Il sindacato ha confermato che continuerà a presidiare i territori, sostenendo ogni iniziativa utile a piantare le radici di una solida cultura della legalità.
(Loredana Aimi)



