Esplorare nuovi orizzonti sonori senza mai smarrire il legame con la propria terra. È con questo spirito di pura libertà espressiva che torna a San Pier Niceto, dal 12 al 14 agosto, il San Rocco Etno Folk Festival, giunto quest’anno alla sua quarta edizione nell’ambito dei festeggiamenti dedicati al Santo patrono.


Il cuore battente di quest’anno si riassume in un titolo provocatorio ed evocativo: “La Sbandata dei SudCantica”, un’idea nata dall’intuizione di Sebastiano Pietrini e Antonio Spadaro. Un nome che gioca su un doppio registro: da un lato la presenza fondamentale della banda musicale, dall’altro l’idea di “sbandare”, intesa come il coraggio di uscire dai solchi della routine per lasciarsi travolgere da contaminazioni inattese.
La tre giorni vedrà sul palco un’alchimia inedita. Da una parte i SudCantica (Sebastiano Pietrini, Federico Chiofalo, Santino Scordino, Luigi De Francesco e Giuseppe Longo), da sempre custodi dell’energia etno-folk; dall’altra il violinista, compositore e arrangiatore fiammingo Wouter Vandenabeele, insieme alla Banda Musicale di San Pier Niceto diretta dal M° Davide Cigala. Per l’occasione, i brani storici del gruppo e i classici della tradizione popolare sono stati interamente riarrangiati per organico bandistico, trasformando ensemble e sensibilità apparentemente distanti in un’unica e travolgente architettura sonora.
La vera novità di questa quarta edizione risiede nel coinvolgimento diretto della comunità. Prima del grande evento finale, il pubblico potrà assistere alla genesi stessa dello spettacolo: il 12 e 13 agosto alle ore 21.30 in Piazza Barrenti, prove aperte a tutti. Un’opportunità rara per seguire dal vivo il confronto tra i musicisti, la nascita degli arrangiamenti e la magia dell’improvvisazione. Il 14 agosto alle ore 21.30 in Piazza San Rocco, il grande concerto conclusivo, dove l’esperimento prenderà la sua forma definitiva in una serata di festa e condivisione.
Il Festival si conferma così un laboratorio a cielo aperto: un modo dinamico di intendere la memoria popolare che, anziché restare racchiusa in una teca, sceglie di rinnovarsi e dialogare con il mondo.



