Che cos’ è la scuola del silenzio?

“È un sistema educativo implicito che insegna a non vedere, a non parlare ed adattarsi”. Così la professoressa Raffaella Campo introduce il titolo dell’ultimo libro di Ninni Bruschetta durante la sua presentazione a villa Primo Levi di Barcellona .

Come sottolineato dall’attore barcellonese Ivan Bertolami che ha moderato l’incontro, Bruschetta non ha bisogno di presentazioni, regista e attore affermato, negli ultimi anni si è cimentato con successo anche nella scrittura con due libri di formazione, Sul mestiere dell’ attore e Manuale dell’attore non protagonista.
Con La scuola del silenzio arriva il suo terzo libro, un romanzo autobiografico che parla di un ritorno alle origini, la ‘madre’ terra.
La professoressa Campo non a caso inizia la sua analisi del testo con una frase di uno scrittore russo, Pavel Florenskij, che ritroviamo nel romanzo: “Effettivamente né il contenuto né la memoria né i mezzi tecnici né la testura caratterizzano un opera d’arte in modo sostanziale come fa invece la struttura del suo spazio. Al di fuori di questo tutto può essere considerato in una certa misura secondario o accidentale”.
Lo spazio che caratterizza il romanzo è un luogo ‘non precisato’ della Sicilia orientale e la storia si dipana in due piani temporali.
Da un lato abbiamo un presente ‘non precisato’ in cui c’è un attore affermato che da Roma viene richiamato in Sicilia a dirigere il teatro della sua città natale.
Dall’altro abbiamo un passato, sempre ‘non precisato’, in cui troviamo il protagonista giovanissimo che sta facendo il servizio civile in un istituto di sordomuti, metafora della scuola del silenzio.
Tutto è volutamente ‘non precisato’, come spiegato dalla citazione di Florenskij, ad eccezione dello spazio, la Sicilia, unica e vera protagonista della storia.
Storia caratterizzata da uno scontro continuo, metafora dell’amore/odio che il protagonista nutre nei confronti della sua madre Sicilia. Lo scontro è tra l’immobilismo della sua terra e il desiderio di cambiarla attraverso la direzione del teatro. Ci riuscirà?

La professoressa Campo non ce lo svela però c’è lo lascia intendere.
Tutta la storia oscilla tra rabbia e reazione, da una parte, e rassegnazione e timore dall’altra, fino a culminare in un sentimento di paura.
“Ad un certo punto, ho avuto paura di calarmi così tanto in questa realtà da esserne normalizzato, di abituarmi anch’io e di accettarla passivamente come l’unica possibile” dice il protagonista.
Di fronte a questa sua paura tutti quanti noi ci vediamo chiamati in causa.
Quante volte abbiamo visto nel corso della nostra vita gli alti ideali giovanili infrangersi davanti alla dura realtà?
Quante volte, come il protagonista, ci siamo trovati di fronte ad un bivio? Verità o menzogna, reazione o passività, vita o morte…essere o non essere?
E tra i tanti testi importanti che vengono citati dal romanzo l’Amleto di Shakespeare, messo in scena a teatro dal protagonista, ne diventa paradigma.
L’ eroe del dilemma dell’essere e non essere, della vita o della morte…è qui il senso più profondo del romanzo. Quale strada prendere?
Bruschetta, che si cela dietro il suo protagonista, sceglie l’essere, sceglie la vita…trova nella scrittura del romanzo l’unica strada percorribile per non introiettare la ‘scuola del silenzio’ e morire dentro di sé per sempre.
Il cambiamento non può avvenire soltanto ad opera del singolo ma attraverso una presa di coscienza collettiva. L’autore cerca di contribuire a questa presa di coscienza con il mezzo a lui più congeniale possibile, l’Arte.
Con quella che Bruschetta definisce la frase non sua che più gli piace nel suo libro, invita tutti noi a fare lo stesso.
“Essere veramente grandi non significa non muoversi senza una grande causa ma grandemente trovare una ragione di contesa in una inerzia quando è in gioco l’onore” (cit. da Amleto di Shakespeare)
“È l’importanza profonda anche delle piccole cose,” spiega Ninni, “che ci deve muovere ad agire e non la convenienza personale” come invece accade per i più della burocrazia siciliana che con la loro tendenza a preservare lo status quo condannano la nostra bella Sicilia ad una inerzia che dura ormai da tempo.
Nell’ Arte, attraverso il suo romanzo, l’autore riesce finalmente a trovare quell’orizzonte di senso che nella vita non c’è. Ogni cosa, come tutte le cose del mondo, passa per gli uomini e sta a noi farci carico di cambiarle…”Tutto il resto è silenzio” (cit. ultima di Amleto).
(A. Alizzi)



