Un’ordinanza della Corte di Cassazione sistematicamente ignorata, un tavolo di confronto promesso per fine luglio e mai convocato, e rimborsi per oltre 40 milioni di euro congelati da anni. È muro contro muro tra le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) siciliane e l’Assessorato regionale alla Salute. La misura è colma e la categoria, allo stremo, passa all’attacco: a fine agosto sono ufficialmente partiti i primi ricorsi per il recupero forzoso dei crediti.

La vicenda affonda le radici nella crisi finanziaria del decennio scorso, quando i governi Cuffaro prima e Lombardo poi sancirono un taglio straordinario del 5% sulle tariffe riconosciute alle RSA private accreditate per il triennio 2007-2009. Un ribasso d’emergenza che la Regione ha però continuato ad applicare arbitrariamente anche negli anni successivi, in assenza di una norma di proroga. A fare chiarezza è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso di una struttura contro la Corte d’Appello di Catania: i giudici ermellini hanno ribadito che le misure di contenimento della spesa pubblica sanitaria non ammettono automatismi. Terminata l’emergenza finanziaria fissata per legge, i tagli diventano illegittimi.
In gioco non ci sono solo numeri e bilanci: la vertenza coinvolge oltre 50 società dell’Isola, migliaia di assistiti e centinaia di lavoratori il cui futuro appare sempre più incerto.
«Non intendiamo fare polemiche, ma ormai siamo allo stremo. La Regione deve assumersi le proprie responsabilità verso aziende, lavoratori e pazienti»
— Letterio Bello, vicepresidente del comparto socio-sanitario ACOP e delegato per le RSA.
«Nelle nostre strutture arrivano ricoveri ad alta intensità assistenziale che richiedono uno sforzo gestionale ben superiore agli standard del 1999, stabiliti per rette già risalenti a 25 anni fa e persino decurtate», prosegue Bello. «Nonostante questo non ci tiriamo indietro, sapendo che dietro ogni letto ci sono malati e famiglie. Ma l’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, deve rispettare gli impegni presi, sia sui rimborsi sia sull’apertura di un tavolo d’intesa».
A rimarcare la solidità giuridica delle richieste è l’avvocato Rosario Calanni Fraccono: «La Cassazione ha chiarito che il contenimento della spesa non consente deroghe alla temporalità dei tagli. La proroga automatica adottata dopo il 2009 è del tutto priva di validità legale».
Con i primi decreti ingiuntivi e ricorsi depositati a fine agosto, la palla passa ora alla Regione Siciliana, chiamata a rispondere ad una voragine finanziaria che rischia di paralizzare un settore vitale per la tenuta del sistema sanitario dell’Isola.



