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La Sciara Holding rilancia la sfida per lo scalo del Mela, dopo l’apertura del Ministero all’aeroporto di Agrigento.

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L’apertura del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sul tema della realizzazione di un nuovo aeroporto ad Agrigento riaccende in Sicilia il dibattito sulle infrastrutture aeroportuali e, soprattutto, sulle aree dell’Isola che continuano a scontare una significativa carenza di collegamenti.
Al centro della discussione torna così anche il territorio messinese, dove da anni viene sostenuto il progetto dell’aeroporto del Mela, infrastruttura destinata, secondo i promotori, a servire un bacino territoriale che comprende la Città Metropolitana di Messina e parte dell’area tirrenica e nebroidea.
Il tema assume particolare rilievo alla luce del nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035, presentato dal MIT il 12 maggio scorso alla presenza del ministro Matteo Salvini. Il documento punta a rafforzare la capacità infrastrutturale del sistema aeroportuale italiano, anche alla luce di una domanda che, secondo le stime contenute nel Piano, potrebbe raggiungere circa 305 milioni di passeggeri annui entro il 2035.
È proprio in questo scenario che i promotori dell’aeroporto del Mela chiedono che il progetto messinese venga nuovamente portato al centro dell’attenzione istituzionale. Una richiesta che non nasce oggi. Già il 29 aprile 2019, infatti, i deputati Matilde Siracusano e Tommaso Germanà presentarono alla Camera la proposta di legge n. 1803 per la realizzazione dell’aeroporto del Mela, definendo l’opera strategica per lo sviluppo economico, sociale e turistico del territorio. Nel testo parlamentare venivano richiamati anche uno studio di fattibilità, il sostegno di 64 sindaci e una raccolta di oltre 80 mila sottoscrizioni.
Adesso, secondo quanto sostenuto dai promotori dell’iniziativa, la partita torna a essere attuale anche per la disponibilità di un progetto finanziabile attraverso capitali privati. «Stiamo semplicemente proponendo una soluzione sostenibile con fondi interamente privati», viene sottolineato, evidenziando come l’obiettivo sia quello di realizzare l’infrastruttura senza un diretto ricorso a risorse pubbliche.
Una posizione che si inserisce in un quadro aeroportuale nazionale in evoluzione. L’ENAC segnala infatti che il nuovo PNA ridisegna il perimetro dell’aviazione civile italiana fino al 2035 e punta, tra gli altri obiettivi, all’integrazione dei sistemi aeroportuali, all’intermodalità e allo sviluppo degli aeroporti regionali e secondari.
Il nodo, per Messina, resta quello dell’accessibilità. La provincia è oggi inserita nell’area territoriale della Direzione aeroportuale Sicilia Orientale dell’ENAC, insieme a Catania, Ragusa e Siracusa, ma non dispone di uno scalo aeroportuale proprio.
Da qui la contestazione dei promotori, che considerano penalizzante la distanza dagli aeroporti di riferimento e chiedono di guardare al futuro della mobilità siciliana con una prospettiva diversa. Nel documento viene evidenziato il confronto con altre aree del Paese, dove la maggiore concentrazione di scali consente di raggiungere più aeroporti in tempi relativamente contenuti, mentre in Sicilia la conformazione geografica e la distribuzione degli scali rendono più complessi gli spostamenti.
Il ragionamento viene esteso anche ad Agrigento. Secondo i promotori, il collegamento con Messina richiede mediamente quasi quattro ore in automobile e tempi ancora più lunghi con il trasporto ferroviario, a conferma delle difficoltà di mobilità interna che caratterizzano ampie porzioni del territorio siciliano.
Nel mirino finisce quindi quella che viene definita una «scelta scollegata dalla logica» rispetto alle esigenze di sviluppo dell’area dello Stretto e dei territori limitrofi. Una posizione che, naturalmente, dovrà confrontarsi con le valutazioni tecniche, ambientali, urbanistiche, aeronautiche ed economiche che competono agli organismi istituzionali preposti.
I promotori affermano inoltre di avere depositato a metà febbraio la documentazione tecnica ritenuta necessaria e di avere manifestato già nel mese di maggio l’interesse all’acquisizione volontaria delle aree interessate. Su questi aspetti, così come sull’eventuale inserimento del progetto nella programmazione aeroportuale nazionale, saranno necessari i riscontri degli enti competenti.
La questione del Mela, dunque, torna a bussare alle porte di Roma e Palermo proprio mentre il sistema aeroportuale italiano si prepara ad affrontare una fase di crescita della domanda. La richiesta è quella di aprire un confronto istituzionale che coinvolga Governo nazionale, Regione Siciliana, MIT, ENAC e amministrazioni locali, mettendo attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti chiamati a valutare concretamente il progetto.
Il messaggio proveniente dal territorio è chiaro: l’aeroporto del Mela non viene presentato soltanto come un’opera destinata a Messina, ma come un’infrastruttura inserita in una più ampia strategia di collegamento dell’area dello Stretto, del versante tirrenico siciliano e dei relativi bacini turistici ed economici.
Ora la parola passa alle istituzioni. Il nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti ha aperto una nuova fase della programmazione aeroportuale italiana; la richiesta dei promotori è che, all’interno di questa fase, anche il progetto messinese venga sottoposto a una valutazione concreta, tecnica e istituzionale.
Il comunicato della Sciara Holding: Comunicato Sciara Holding

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