Aule sovraffollate, ansia da prestazione e disparità economiche. Dalle rappresentanze studentesche agli ordini accademici scatta l’allarme: il nuovo sistema d’accesso stritola le aspirazioni dei giovani medici e svaluta le professioni sanitarie.
Un esperimento normativo che anziché premiare il merito sta generando disorientamento, abbandoni e profonde ingiustizie. È questa la dura accusa mossa nei confronti del nuovo «semestre filtro» per l’accesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia (introdotto dal Decreto Ministeriale n. 472/2023), da tempo al centro di infuocate polemiche all’interno degli atenei italiani.

A farsi portavoce di una sofferenza diffusa tra migliaia di aspiranti camici bianchi è Raffaele Costa, presidente di Next Gen SSU – Senato Studentesco Universitario e studente di Medicina:
«Questo sistema semplicemente non funziona. Ogni giorno ricevo messaggi di ragazzi smarriti e terrorizzati all’idea di sprecare un anno di vita. Anziché valutare il valore degli studenti, li si spinge a ripiegare su altre professioni sanitarie non per convinzione, ma per pura disperazione».
Il j’accuse non si limita all’aspetto didattico, ma tocca tasti dolenti sul piano dell’equità sociale. Secondo le denunce degli studenti, il modello attuale favorisce chi possiede le risorse economiche per frequentare corsi di preparazione privati a pagamento, penalizzando chi fa affidamento solo sulle proprie forze. Una selezione che rischia di trasformarsi da meritocratica a censtitaria.
Ad aggravare il quadro vi sono le carenze logistiche e strutturali delle università: il boom degli iscritti al primo semestre ha fatto schizzare al limite la capienza delle aule, riducendo al minimo il contatto precoce con la pratica clinica e minando la qualità stessa della preparazione.
A confermare il quadro critico è anche il mondo accademico. Il prof. Giuseppe Navarra, direttore del Dipartimento di Patologia Umana e dell’Età Evolutiva dell’Università di Messina, ha tracciato un bilancio amaro dell’applicazione della riforma: «L’esito del semestre filtro è stato fallimentare. I test si sono rivelati talmente complicati che solo una minima percentuale di studenti è riuscita a superare tutti e tre gli esami previsti. Si è finiti per dover ammettere anche chi ha fallito una materia, dimostrando quanto il meccanismo necessiti di una revisione profonda».
Il docente osserva inoltre un fattore psicologico preoccupante: la passione travolgente che un tempo caratterizzava chi sceglieva questa strada appare oggi imbrigliata da ansia, incertezza e continuo stress burocratico.
Dalle parole dei rappresentanti emergenza e indignazione convergono verso le istituzioni. L’appello si rivolge direttamente alla Regione Sicilia e al Parlamento nazionale affinché venga aperta una discussione trasparente con l’avvio immediato di un’interrogazione parlamentare.
«Una generazione intera non può fare da cavia a tentativi improvvisati. Bisogna cambiare rotta subito, restituendo dignità ai percorsi accademici e garantendo un futuro solido al Servizio Sanitario Nazionale. Il semestre filtro, così com’è, va cancellato», conclude Costa.



