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Barcellona, RADICI ALIENE e desideri sotterranei: l’arte di Cannistrà invade la VETRINA di DISCONTINUO

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Cosa succede quando la terra accoglie i segreti più intimi dell’uomo e la natura “aliena” diventa architettura? La risposta è custodita in una vetrina, un microcosmo dove il borgo messinese di Cannistrà si riflette, si scompone e si mostra al pubblico in un’anteprima straordinaria.

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Dal 17 giugno al 31 agosto, lo spazio espositivo di Discontinuo Vetrina (Vicolo I Mandanici, Barcellona Pozzo di Gotto) ospita il primo capitolo dedicato alle opere nate durante la residenza artistica Centrotavola nell’agosto del 2025. Protagonisti di questo appuntamento sono Francesco Pacelli e Martina Cioffi, i cui lavori site-specific – prima di trovare la loro definitiva collocazione tra le strade di Cannistrà – dialogano nello spazio urbano offrendo una riflessione profonda sul legame tra uomo, rito e paesaggio.

L’opera di Francesco Pacelli si manifesta come un ponte tra il visibile e l’invisibile, un invito a riscoprire una gestualità rituale ormai dimenticata. L’opera dal titolo i “Pozzi dei desideri” dalla forma cilindrica e allungata. Le fattezze organiche che richiamano esplicitamente il mondo vegetale e animale. I manufatti saranno interrati in una ex rimessa per animali a Cannistrà. Abitanti e visitatori potranno affidare alla terra i propri pensieri, preghiere o desideri scritti su carta. Al centro dell’installazione spicca una piccola vasca circolare in terracotta dall’aspetto quasi vulcanico. Un elemento catalizzatore che suggerisce il cerchio come modalità di attraversamento e ribadisce un concetto chiaro: la connessione tra i mondi e l’interiorità umana passa inevitabilmente attraverso la materia naturale.

“I pensieri affidati a quest’opera mettono in comunicazione l’interiorità delle persone con il luogo, con il suolo, con la dimensione dell’invisibile.”

Martina Cioffi ha realizzato la colonna totemica e l’esotico “indigeno”

Il lavoro di Martina Cioffi si muove sul confine sottile tra ciò che percepiamo come familiare e ciò che consideriamo estraneo, indagando la fragilità dei concetti di appartenenza ed esotismo.

Il totem è una colonna modulare in terracotta dalle caratteristiche aliene e zoomorfe. Un’intricata rete impressa sull’argilla cruda, ricavata dalla struttura fibrosa della pala di ficodindia (Opuntia ficus-indica). Pianta originaria del Centroamerica, il ficodindia ha colonizzato la macchia mediterranea diventando parte integrante del suo panorama culturale.

Cioffi sfrutta questo paradosso biologico e culturale per il suo intervento architettonico: innestare un elemento apparentemente alieno nello spazio pubblico affinché, proprio come il ficodindia, si fonda con l’ambiente circostante fino a sembrare che sia sempre stato lì.

Non perdete l’occasione di scoprire da vicino queste due visioni artistiche prima che diventino parte integrante del tessuto urbano di Cannistrà. L’evento è stato organizzato dall’ Associazione Cannistrà.

(Loredana Aimi)

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