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È MORTO IL PROF. DOMENICO CATALFAMO

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Dopo lunga malattia, è morto, all’età di 88 anni, il prof. Domenico Catalfamo, personaggio noto negli ambienti politici e culturali della provincia di Messina e, in particolare, di Barcellona Pozzo di Gotto.

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​Pochi dati biografici bastano a ravvivare la memoria di coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato negli anni del suo prolungato impegno politico-amministrativo e culturale. Nato nella frazione Bafia di Castroreale nel 1937, già nel 1951 presentò l’on. Pierino Mondello in un pubblico comizio organizzato in paese dal Pci. Fondatore della sezione locale del partito e della Camera del Lavoro, allargò il suo impegno a Barcellona Pozzo di Gotto, ove era studente liceale e divenne segretario della sezione «Palmiro Togliatti» nel 1958.

​Membro del Comitato Federale del Pci e del Comitato della zona tirrenica nella lunga fase in cui quest’ultimo organismo fu coordinato dall’on. prof. Emanuele Tuccari.

​Consigliere comunale nella città del Longano dal 1960 al 1962. Consigliere comunale d’opposizione a Castroreale dal 1962 al 1968, allorquando fu eletto Assessore alla Cultura e Vice-sindaco, cariche che ricoprì ininterrottamente fino al 1987, ritirandosi in quell’anno dalla politica attiva, pur conservandosi fedele alle idee comuniste fino alla morte. Sin dalla costituzione Consigliere della Comunità montana alla quale aderì il Comune di Castroreale. Dirigente sindacale della C.G.I.L. e dell’Alleanza dei Contadini.

​All’impegno politico ha affiancato quello letterario. Laureatosi in Lettere moderne all’Università di Messina con una tesi di laurea in Storia sul pensiero economico dell’illuminista napoletano Giuseppe Palmieri (relatore il prof. Rosario Villari), ha insegnato per lunghi anni Italiano e Latino nei Licei: in particolare il Liceo scientifico di Milazzo e, per un periodo molto più prolungato, quello di Barcellona P.G.

​Ha fatto parte, seppur con una posizione originale, del movimento letterario «Realismo lirico», raccolto intorno all’omonima rivista, pubblicata dalla prestigiosa casa editrice Ceschina di Firenze e al poeta e giornalista Aldo Capasso. Ha pubblicato poesie e articoli di critica sulla suddetta rivista, su «Artestampa», edita da Sabatelli Liguria, su «Zootecnica e Vita», rivista accademica fondata da Nino Pino Balotta all’insegna del superamento della barriera preclusiva eretta nella tradizione culturale italiana, d’impronta crociana, per separare artificialmente sapere umanistico e sapere scientifico.

​Le sue poesie e i suoi racconti sono stati raccolti negli ultimi anni di vita, a cura del figlio Antonio, docente universitario, in due volumi, entrambi pubblicati dalle edizioni Pendragon di Bologna, rispettivamente con i titoli di «Le parole e il tempo» (2025) e «Luci dell’aurora» (2026), che si ispirano alla poetica del neorealismo, sul cui ceppo si sono innestate negli anni maturi influenze simboliste ed esistenzialiste.

​Queste opere sono state apprezzate a livello nazionale ed internazionale, stimolando autorevoli studi critici, che ne hanno messo in risalto sia la forte dimensione identitaria siciliana, sia il carattere universale dei valori di cui esse, nel contempo, sono portatrici. Per quanto riguarda il primo aspetto, la docente universitaria egiziana Hala Radwan ha scritto: «Le poesie di ambientazione rurale, come Pecorelle, descrivono un mondo contadino lontano da ogni idealizzazione. L’immagine delle pecore che procedono “sotto il peso lungo della vita” è una metafora antropologica potente, attraverso cui Catalfamo restituisce la fatica quotidiana degli ultimi. Leggere questi versi, per me, significa riconoscere la stessa sofferenza che segna la vita dei lavoratori rurali in molte regioni arabe».

​Quanto al secondo, ha aggiunto: «Come lettrice araba e studiosa di letteratura italiana, ho percepito in queste poesie una vibrazione umana universale che trascende i confini culturali: un’eco di sacrifici, dignità silenziosa e dolore condiviso che parla direttamente al cuore».

​Ha, quindi, concluso: «Nel complesso, “Le parole e il tempo” di Domenico Catalfamo si configura come un corpus poetico coerente, in cui memoria, povertà, dignità umana, sofferenza e speranza si intrecciano in un umanesimo essenziale. Come lettrice araba, ho percepito in queste poesie una risonanza profonda con la sensibilità dei popoli mediterranei: la stessa attenzione alla fragilità della vita, la stessa celebrazione del sacrificio silenzioso, la stessa fede ostinata nella dignità dell’essere umano. È un’opera che non si legge soltanto: si vive, si sente, e lascia nel cuore una traccia lunga».

​Domenico Catalfamo si è battuto sempre per la libertà di tutti, spirituale (in senso laico) e materiale (libertà dai bisogni). Pertanto, sulla sua tomba saranno impressi i seguenti versi, da lui stesso scritti: «L’uomo non sarà uomo / finché le parole / non potranno fiorire liberamente / sulle sue labbra».

​I funerali si svolgeranno giovedì 30 luglio 2026, alle ore 10, nella Chiesa del convento dei carmelitani, a Barcellona P.G.

La Direzione, la Redazione e lo Staff di “Sicilia Tabloid” sono vicini al dolore della famiglia ed in particolare del Prof. Antonio Catalfamo e porgono le più sentite condoglianze. 

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