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Il docu-film ”IL GIOVANE LA PIRA” debutta al Teatro Ghione di ROMA: INTERVISTA ESCLUSIVA a SILVANA DE LEO, volto dell’Insegnante dello Statista

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L’universalità dei valori evangelici e l’attualità di un pensiero politico che ha segnato la storia d’Italia prendono vita sul grande schermo. Sabato 26 Settembre 2026, alle ore 20:00, il Teatro Ghione di Roma ospiterà la prima nazionale del docu-film “Il Giovane La Pira”. Un’opera attesa che, dopo il debutto nella capitale, farà tappa in Sicilia al Cinema Lux di Messina.

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​Diretto dal regista messinese Biagio Cardia e nato da una sceneggiatura del professor Nino Giordano, il film mira a riscoprire e valorizzare la figura di Giorgio La Pira — ancora oggi acclamato “Santo” dal popolo fiorentino — partendo dalle sue radici siciliane.

​Nato a Pozzallo nel 1904, La Pira si trasferì a Messina nel 1914, trascorrendovi gli anni fondamentali della sua formazione scolastica e universitaria fino al 1926, prima di approdare a Firenze. Proprio a Firenze quella sua spiccata “sensibilità mediterranea” sarebbe diventata il faro della sua azione amministrativa e umana.

​Le riprese del film hanno toccato i luoghi storici della sua giovinezza:

​Pozzallo: per raccontare l’infanzia e il legame con la terra d’origine.

​Messina: sede degli studi superiori e dell’Università, dove frequentò Giurisprudenza sotto la guida dei professori Emilio Betti, Guido Ghersi e Ludovico Fulci.

​Tindari: teatro dell’incontro spirituale con Mons. Mariano Rampolla del Tindaro nella Pasqua del 1924, vero e proprio “evento di Grazia” che ne segnò la vita.

​Attraverso un cast di attori professionisti, la pellicola ripercorre la rete di amicizie e affetti dell’epoca: dalla famiglia d’origine alla convivenza con lo zio Luigi Occhipinti, fino al legame intellettuale con figure del calibro del futuro Premio Nobel Salvatore Quasimodo e dell’ex Rettore Salvatore Pugliatti.

​Tra le figure chiave del cast spicca la messinese Silvana De Leo, attrice, docente e artista eclettica che veste i panni dell’insegnante del giovane La Pira. L’abbiamo incontrata in esclusiva per Sicilia Tabloid.

​Nata a Messina l’11 ottobre 1971, Silvana De Leo incarna una spinta creativa poliedrica: professoressa di lingue straniere moderne e di sostegno, pittrice, poetessa e sceneggiatrice.

​“Interpretare la figura educativa che ha guidato la mente di un giovane così straordinario è stata un’emozione profonda,” fa sapere l’attrice.

​Per la De Leo si preannuncia un periodo ricco di impegni cinematografici: il prossimo anno la vedrà infatti protagonista in nuovi progetti sia sul set che dietro la macchina da scrivere come sceneggiatrice.

​Chi è davvero Silvana De Leo? Se dovessi descriverti o definirti con poche parole, da dove partiresti? ​
«Non sono mai stata una donna facile da definire. Ho sempre avuto tante anime e, invece di scegliere, ho preferito viverle tutte. Sono insegnante, attrice, dipingo, amo l’arte e soprattutto amo le persone. La curiosità è forse il filo conduttore della mia vita.»

​Qual è il tuo rapporto con la scuola e con gli studenti? Cosa rappresenta per te l’insegnamento? ​
«Insegno inglese e francese e mi occupo anche di sostegno. La scuola, più che un lavoro, per me è un osservatorio privilegiato sull’essere umano. I ragazzi ti insegnano ogni giorno che dietro un comportamento, una difficoltà o anche una ribellione c’è sempre una storia da ascoltare. E spesso bisogna imparare a guardare prima di giudicare.»

​Insegnamento e recitazione sembrano due mondi distinti: c’è un punto di contatto tra di loro? ​
«Forse è proprio questo il punto d’incontro tra il mio essere insegnante e il mio essere attrice: in entrambi i casi devo osservare, ascoltare e cercare di comprendere chi ho davanti.»

​Cosa ti affascina della recitazione e com’è stata l’esperienza di recitare nel film legato a Giorgio La Pira? ​ «Interpretare un personaggio mi affascina perché significa per un momento uscire da se stessi. Nel film ho interpretato l’insegnante delle scuole medie di Giorgio La Pira e ho vissuto questa esperienza con particolare emozione. Entrare in una storia legata a una figura così importante significa anche confrontarsi con un’epoca e con valori che meritano di essere raccontati.»

​Che tipo di carattere hai nella vita di tutti i giorni? ​Risposta: «Sono una persona solare, espansiva, istintiva. Mi piace ridere, parlare, creare rapporti. Credo che nella vita sia importante non perdere mai la capacità di meravigliarsi.»

​Ti senti una persona conformista o preferisci seguire le tue regole? ​
«Sono una donna che non ama stare dentro gli schemi. Non perché voglia necessariamente andare controcorrente, ma perché penso che ognuno debba avere il coraggio di essere quello che è.»

​Che ruolo ha la pittura nel tuo percorso artistico e personale? ​
«La pittura è una delle mie forme di libertà. Quando dipingo non devo spiegare niente: lascio che siano i colori a parlare.»

​Come riesci a far convivere tutte queste passioni così diverse tra loro? ​
«Mi piace pensare che la vita sia un continuo passaggio da una forma di espressione all’altra. A scuola attraverso le parole, nella recitazione attraverso un personaggio, nella pittura attraverso i colori. Cambiano gli strumenti, ma rimane la stessa esigenza: comunicare.»

​Hai mai avuto timore del cambiamento o del giudizio degli altri? ​
«Non ho mai avuto paura di ricominciare, di sperimentare o di mettermi in gioco. Forse perché penso che la parte più interessante della vita cominci proprio quando smettiamo di cercare di essere ciò che gli altri si aspettano da noi.»

​Cosa significa per te “essere donna” oggi? Bisogna per forza rientrare in un unico ruolo? ​
«Credo che una donna debba concedersi il lusso di essere complessa. Può essere intelligente e ironica, elegante e anticonformista, fragile e fortissima. Non dobbiamo scegliere una sola versione di noi stesse. Io, almeno, non l’ho mai fatto.»

​Se dovessi scegliere un’unica parola per sintetizzare tutto quello che sei, quale sarebbe? ​ «Se dovessi dire cosa mi rappresenta più di tutto, sceglierei una parola molto semplice: entusiasmo. Perché si può avere esperienza, si possono avere ricordi, si possono attraversare molte stagioni della vita, ma finché si conserva l’entusiasmo, c’è sempre qualcosa di nuovo da vivere.»

​Come vivi il tempo che passa e qual è la tua idea di giovinezza? ​
«Non mi interessa sembrare giovane. Mi interessa sentirmi viva, curiosa e ancora capace di emozionarmi.»

​In conclusione, cos’è per te la vera libertà? ​
«E forse proprio questa è la mia vera forma di libertà: emozionarmi ogni giorno, per le piccole e per le grandi cose»

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