La società Stretto di Messina ha quattro dirigenti che sforano il tetto dei 240 mila euro, grazie a una deroga che è stata consentita ad hoc da una norma voluta dalla maggioranza. E questo porta il costo complessivo dei 21 dirigenti (erano 19 nel 2024) a circa 6 milioni di euro contro i 4,5 milioni del 2024.

Sono i dati aggiornati ai primi mesi del 2026 del costo del personale in servizio nella spa del ministero dell’Economia che ha l’obiettivo di realizzare il Ponte. Numeri di non poco conto e in costante crescita da quando, per volere del governo Meloni, nel 2023 è stata rimessa in vita la spa e fermato il percorso di liquidazione. Attualmente la società conta 114 dipendenti, di cui 21 dirigenti e 93 funzionari, per un costo complessivo pari a 11,5 milioni di euro. Nel 2024, primo anno di effettiva operatività dopo il rilancio, i dipendenti erano invece 84 e il costo totale del personale si attestava sui 9 milioni. Sei dirigenti percepiscono stipendi superiori ai 200 mila euro annui; quattro di loro raggiungono compensi compresi tra i 260 e i 360 mila euro.
La “Stretto di Messina” replica con una nota: «Il personale, in linea con il dettato del D135 del 2023, è costituito pressoché interamente da risorse distaccate dal Gruppo Fs (in particolare Anas e Rfi), con il mantenimento dei trattamenti economici di provenienza.
La deroga al tetto sui compensi, prevista per legge per il solo personale dipendente di “Stretto di Messina” e non per il Consiglio di amministrazione, riguarda quattro dirigenti di alto profilo e risponde alla necessità di assicurare alla società le professionalità idonee per la realizzazione di un’opera come il Ponte sullo Stretto di Messina e, quindi, di essere in grado di dialogare, negoziare e controllare tutti i soggetti italiani e internazionali coinvolti nella realizzazione che possono contare su organizzazioni di primo livello.
A fronte dell’investimento previsto di 13,5 miliardi, il costo del personale è assolutamente in linea con parametri internazionali nonostante il Ponte sullo Stretto sia un’opera con caratteristiche eccezionali». Per quanto riguarda il Cda, la società ha più volte precisato che i compensi del presidente, dell’ad e dei consiglieri «sono conformi alle normative vigenti in materia di tetti retributivi per i manager pubblici».
I COMPENSI PER I 21 MANAGER
Andrea Parrella 357.890,00
Francesco Parlato 319.450,00
Eugenio Fedeli 268.917,00
Valerio Mele 265.457,36
Edgardo Ugo Stefano Greco 239.425,00
Giorgio Zavadini 212.342,41
Ilaria Maria Coppa 199.576,49
Maria Francesca Mattei 197.062,50
Stefano Caroselli 191.760,25
Achille Devitofranceschi 167.661,04
Lorenzo Falciai 166.550,46
Andrea Stefanoni 161.168,21
Alessandro Micheli 154.825,36
Agnese Leofreddi 149.502,02
Omar Mandosi 122.706,47
Marco Cerullo 110.080,00
Pietro La Barbera 101.111,08
Antonella Sannicandro 92.630,00
Giorgio Micolitti 90.040,00
Alberto Bitossi 57.500,00
Raffaele Celia 53.888,58
Secondo il ministro Matteo Salvini, la posa della prima pietra sarebbe dovuta avvenire inizialmente “nell’autunno del 2024”, poi “nella primavera del 2025”, successivamente entro “dicembre del 2025” e, secondo l’ultimo cronoprogramma annunciato, nell’ultimo trimestre del 2026.
Nodo centrale resta la delibera Cipess: una prima versione del provvedimento è stata di fatto respinta e non registrata dalla Corte dei conti. Il governo punta ora ad accelerare l’iter anche attraverso nuove norme approvate dal Parlamento e la nomina di commissari dedicati. Resta però aperta la questione della nuova delibera Cipess, che dovrebbe essere trasmessa alla Corte dei conti entro giugno per ottenerne la registrazione.



