È trascorso un mese dalla dipartita del grande Melo Freni. Erano le ore 07,29 del 31 luglio u. s. quando si spegneva il grande uomo di cultura all’età di 92 anni compiuti il giorno 19. In estate ci vedevamo quasi tutti i giorni nella sua casa di Marchesana nel comune di Terme Vigliatore in provincia di Messina, una località contigua al lungomare di Barcellona Pozzo di Gotto, il comune dove era nato nel 1934. Era qui che dimorava d’estate, al cospetto del mare sul quale si stagliano le isole del dio dei venti. Più di una volta mi aveva detto che era qui che avrebbe voluto trascorrere gli ultimi giorni della sua vita. Ed è stato accontentato. Spesso trascorrevamo insieme le serate. Si cenava insieme. Si scherzava e si discuteva, mai di cose vane. Stare con Melo Freni era come stare con il sapere personificato. La sua era una squisita compagnia; ultimamente si lamentava soltanto per l’assenza di Franca, sua moglie, che era scomparsa a marzo del 2024 e del fatto che non ci vedesse più bene, ma era, lucido, attento. Non potrò mai dimenticare che la sera prima, quando l’ho salutato per andare via, mi strinse la mano e mi è parso che non volesse lasciarmela, come per dirmi la stessa cosa che mi diceva a conclusione delle nostre telefonate nel periodo in cui stava a Roma: ti voglio bene. Sì, mi voleva bene, come io tanto gliene volevo perché non si poteva non volergli bene, per la sua bontà, per la sua disponibilità, per la sua grande cultura che metteva a disposizione di tutti. Assieme avevamo progettato e realizzato tante manifestazioni, l’ultima lo scorso anno a Castroreale quando è stato dedicato un recital di sue poesie alla sua carissima moglie Franca; una serata memorabile con l’intervento del Maestro Alessandro Monteleone e la sua chitarra classica.


Adesso, non è facile raccontare del divulgatore culturale Melo Freni e rendere completo il quadro del suo percorso di poeta, di scrittore di regista cinematografico e teatrale nonché di giornalista e direttore dei programmi culturali di Rai uno. Eppure sono tanti i ricordi che si accumulano nella mente: ricordo il suo invito alla Rai nel 1974, mi fece visitare lo studio da dove trasmetteva i suoi programmi “L’approdo”, “TG 1-’UNA” e altro dove mi ha presentato i suoi colleghi giornalisti, così come ricordo la sua presentazione per il catalogo della mia prima mostra a Roma inaugurata il 15 di marzo del 1975. Da allora non ci siamo mai persi di vista, infatti ha scritto la presentazione per i miei venti anni di attività artistica e quando ho fondato il mensile “La Molla” egli, più volte ha contribuito con suoi scritti. Incontri continui, ma da quando, sia lui che io siamo andati in pensione le nostre frequentazioni si sono fatti più assidue; ci telefonavamo tutti i giorni e d’estate, durante la sua permanenza a Marchesana, posso dire che spesso organizzavamo delle cene per il piacere di stare assieme per poter chiacchierare ed organizzare attività culturali e ne abbiamo organizzate tante, da “I Giorni della divulgazione della Cultura” all’“Omaggio a Dante Alighieri” e tant’altro. Tutte manifestazioni in cui a giganteggiare è stata la sua immensa cultura ed è proprio per questo che era ben voluto dai grandi del panorama culturale universale, da Marta Abba, l’attrice preferita di Luigi Pirandello a Leonardo Sciascia a Rafael Alberti, da Vittorio Gassman al quale, possiamo dire, Freni faceva da confessore, come dimostrano le lettere che lo stesso Gassman gli inviava, da Piero Angela a Riccardo Cucciolla e a tanti altri, quest’ultimo protagonista di “di Ezra Pound Concert” una delle 34 regie sostenute da Melo Freni.

Per me, Melo Freni è stato come un fratello maggiore e un maestro che porterò sempre nei miei pensieri più pregiati, egli mi ha sempre consigliato ed assistito lasciandomi tanti attestati di stima che conservo come vere reliquie e fra questi la sua ultima video intervista ed una poesia dedicata alla mia Demetra, la scultura che ho realizzato al centro di un ulivo vivo di cui egli era innamorato.
(Giuseppe Messina)



