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Santa Lucia del Mela, INCONTRO CULTURALE con la Società di Storia Patria: 3 CAPOLAVORI LUCIESI DEL CINQUECENTO al MUSEO DI MESSINA

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Nella suggestiva cornice del Chiostro del Sacro Cuore , organizzato dalla locale Società Luciese di Storia Patria, si è svolto un incontro culturale dal titolo: “I tre capolavori luciesi del Cinquecento al Museo Regionale di Messina. Dalla confisca statale del 1890 ai giorni nostri”.

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Il dibattito ha visto i riflettori puntati su tre importanti sculture rinascimentali provenienti da Santa Lucia del Mela e oggi esposte al Museo Regionale di Messina: La “Santa Caterina” di Giovanni Battista Mazzolo; Il “Sant’Antonio”, di Antonello Gagini e un “Crocifisso ligneo”, attribuito alla bottega messinese dei Pilli.

Il socio e cultore d’arte Andrea Italiano, ne ha descritto il pregio artistico, sottolineando come il livello socio-economico raggiunto da Santa Lucia del Mela tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento, consentisse di affidare ottime committenze ai migliori artisti allora presenti a Messina.

Libero Rappazzo, vicepresidente della Società Luciese di Storia Patria, ha poi relazionato sugli antichi edifici ecclesiastici, oggi non più esistenti, in cui originariamente si trovavano collocate queste tre sculture: la chiesa di Santa Caterina e la chiesa di Sant’Antonino, quest’ultima annessa al monastero delle suore benedettine.

Rosario Basile, presidente della Società Luciese di Storia Patria, ha ricostruito la controversa vicenda di queste tre opere, che furono acquisite dallo Stato in forza delle leggi di soppressione degli ordini ecclesiastici e trasferite al Museo Civico Peloritano nel 1890.

Da indagini di archivio è emerso che la Prelatura di Santa Lucia, già allora, ne rivendicò la proprietà, contestandone il forzato incameramento avvenuto in sede vacante, fin quando, dopo un lungo iter, ottenne dal Ministero (nel 1949) e poi dalla Regione (nel 1951) la concessione in deposito di due delle tre opere, con esclusione della Santa Caterina.

Tuttavia tale disposizione non fu mai eseguita per motivi non ancora chiariti.

Rosario Basile ha concluso gli interventi, chiedendo l’apertura di un confronto istituzionale, volto a rivalutare, in maniera serena ed obiettiva, la possibilità di un ritorno delle sculture nel loro luogo d’origine.

Moderatrice dell’interessante incontro è stata la prof. Katia Trifirò, che si è soffermata in particolare sul valore identitario e religioso che le tre opere d’arte rivestono per la comunità luciese e sulla necessità che ogni prospettiva futura (alla luce anche degli ultimi accadimenti eventi negativi, proprio al Museo Messinese), debba conciliarsi con le imprescindibili esigenze di tutela, sicurezza e fruizione pubblica.

(Santino Imbesi)

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