Il consigliere comunale Lorenzo Gitto presenta un’interpellanza urgente. Nel 1988 la città contava 4 strutture pubbliche, oggi ne sopravvive soltanto una. La richiesta al Sindaco Scolaro: “Niente esternalizzazioni, si usino i fondi PNRR per assumere personale”.

Un patrimonio di welfare pubblico sgretolato anno dopo anno, fino a ridursi ai minimi termini. È un vero e proprio allarme sul futuro dei servizi per la prima infanzia quello lanciato dal consigliere comunale Lorenzo Gitto (Partito Democratico), che ha depositato un’interpellanza a risposta scritta indirizzata al Sindaco Melangela Scolaro, al Presidente del Consiglio Comunale e all’Assessore ai Servizi Sociali. Al centro del dibattito, il declino del sistema degli asili nido barcellonesi e la necessità improrogabile di blindare l’ultimo baluardo pubblico rimasto in citta.
La ricostruzione di Gitto parte da lontano, tracciando un’analisi storica che contrasta stridentemente con la situazione attuale. Correva l’anno 1988 quando la giunta guidata dal Sindaco Carmelo Santalco attivò in città ben quattro asili nido comunali, interamente gestiti da personale dell’Ente. Un’operazione fortemente sostenuta dalle forze d’ispirazione progressista ed emancipazionista dell’epoca — in primis il PSI — e considerata un fiore all’occhiello per la conciliazione dei tempi vita-lavoro, il sostegno alle famiglie svantaggiate e le pari opportunità.
Tuttavia, dopo l’amministrazione guidata da Francesco Speciale, le compagini di governo che si sono succedute non sono riuscite ad arginare il costante ridimensionamento del servizio. Risultato? Delle quattro strutture storiche ne è sopravvissuta soltanto una: il nido di Sant’Antonino, unico ad essere ancora gestito in via diretta con personale comunale.
“Gli asili nido non sono un mero costo da sforbiciare nei bilanci, ma un diritto fondamentale per la crescita dei bambini e un pilastro per i genitori”, sostiene fermamente il consigliere d’opposizione. Nella sua interpellanza, Gitto evidenzia come oggi esistano importanti strumenti finanziari sovracomunali — tra cui le risorse del PNRR, i fondi europei e il Fondo di Solidarietà Comunale — pensati non solo per la riqualificazione edilizia degli immobili, ma anche per sostenere la spesa di gestione e il pagamento del personale. Strumenti che, secondo l’esponente dem, renderebbero del tutto ingiustificabile qualsiasi ipotesi di passiva resa ai privati o ulteriore contrazione.
Per evitare la perdita definitiva della gestione pubblica e valorizzare l’asilo di Sant’Antonino, Lorenzo Gitto interpella direttamente l’esecutivo cittadino ponendo quesiti ben precisi:
Inversione di rotta, se la giunta Scolaro intenda finalmente spezzare il trend di declino post-giunta Speciale, restituendo centralità al servizio pubblico per la prima infanzia;
Blindatura di Sant’Antonino, quali misure amministrative e politiche s’intendano adottare con urgenza per impedire che l’ultima struttura a gestione diretta venga esternalizzata a soggetti terzi;
Piano concorsuale e sblocco turnover, se sia in programma un piano straordinario di reclutamento (tramite concorsi o mobilità) per far fronte ai pensionamenti e riaprire gradualmente gli spazi chiusi negli anni;
Intercettazione dei fondi, quali siano i progetti operativi per attingere ai finanziamenti PNRR ed europei, così da far tornare la grande conquista sociale del 1988 una realtà alla portata di tutte le famiglie di Barcellona Pozzo di Gotto.
La palla passa ora all’Amministrazione comunale, chiamata a rispondere per iscritto in Aula su quello che si preannuncia come uno dei temi caldi del dibattito politico e sociale cittadino.



