La mostra “Connessioni / Linguaggi” mette a confronto due visioni straordinarie: dalla natura poetica della figlia di Letizia Battaglia ai volti intimi e scultorei del maestro messinese.
MESSINA – Ci sono occhi che si chiudono per ascoltare il mondo e altri che, pur guardando altrove, diventano l’epicentro magnetico di un’immagine. È da questo affascinante gioco di rilievi e profondità che prende vita il dialogo visivo tra le opere di Shobha e Francesco Mento, protagonisti della mostra Connessioni / Linguaggi, allestita nelle sale di Palazzo dei Leoni. Due percorsi artistici distinti, ma legati da una convinzione profonda: il corpo umano non è un semplice soggetto da ritrarre, bensì un territorio vivo e primordiale da esplorare.


Nel ciclo Geografia dell’Anima. Il giardino come metafora, Shobha indaga la relazione viscerale tra l’essere umano e l’ambiente circostante attraverso figure femminili, in particolare bambine, immerse in una natura dal valore intimo e simbolico. Un’opera in cui una donna e una bambina giacciono abbracciate sulla terra, una figura in meditazione ai piedi di un albero, gesti sospesi su un’altalena o corpi adagiati tra rami e foglie: sono istanti di totale quiete in cui il corpo ritrova la propria appartenenza al mondo.

Gli occhi chiusi delle sue protagoniste non raccontano un’assenza, ma un’attenzione profonda e interiore. Il giardino —ispirato alle riflessioni dello psicanalista James Hillman— si trasforma in uno spazio dell’anima, dove l’innocenza e la libertà convivono senza bisogno di dominare la natura. Le cinque fotografie in elegante bianco e nero, già esposte a Palermo nel 2022 in una mostra curata da Letizia Battaglia, confermano la forza poetica dell’artista.

Con Paesaggio umano, Francesco Mento compie un movimento prospettico opposto ma complementare. Anziché allargare la vista verso l’ambiente, la fotocamera si avvicina al volto fino a trasformarlo essa stessa in un paesaggio.
Attraverso i ritratti di Ilia e Anastasiya, realizzati con una fotocamera a banco ottico e perfezionati con interventi in digitale, Mento gioca con la messa a fuoco. Inclinando il piano focale, l’obiettivo cattura con nitidezza occhi e labbra, lasciando sfuocate le altre zone del volto. Il risultato è una presenza quasi irreale, capace di conservare tutta la calda e tangibile concretezza della pelle e dello sguardo.

Da un lato corpi che si abbandonano al paesaggio; dall’altro volti che si fanno paesaggio essi stessi. Se nelle opere di Shobha lo sguardo si rivolge all’interno, in quelle di Mento è la sapiente gestione della messa a fuoco a guidare l’occhio dell’osservatore.
Connessioni / Linguaggi non impone agli autori un’unica tecnica o uno stile condiviso, ma celebra l’incontro tra modi differenti di interpretare la realtà. Un invito a rallentare, a sostare davanti a ogni scatto per scoprire come la distanza di ripresa o il dettaglio di una luce possano trasformare una semplice fotografia in un’autentica esperienza di scoperta.
La mostra è aperta e visitabile a Palazzo dei Leoni, a Messina, fino al 26 ottobre 2026.



