Con l’approvazione della nuova legge elettorale e l’avvicinarsi delle politiche 2027, la scena politica italiana vede emergere nuove alleanze e manovre tattiche. Tra queste, spicca il patto stretto a Roma tra Giorgia Meloni e Cateno De Luca, sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord. L’intesa non solo ridisegna gli equilibri del centrodestra a livello nazionale, ma ha anche effetti profondi sugli assetti siciliani e sulle prospettive del movimento autonomista.

Cateno De Luca, noto per la sua capacità di sorprendere e per il suo approccio pragmatico, si è imposto come un interlocutore imprescindibile nel mosaico politico nazionale. L’accordo romano con la presidente del Consiglio si muove su due binari: da un lato, consente a Sud chiama Nord di consolidare la propria presenza parlamentare e di puntare a una rappresentanza autonoma alla Camera, mirando a superare la soglia del 3% e raddoppiare i consensi nelle aree meridionali; dall’altro, offre a Giorgia Meloni un alleato radicato nei territori e nei municipi del Sud, prezioso per rafforzare la tenuta della coalizione e arginare la spinta populista rappresentata da Roberto Vannacci.
La logica dell’intesa è chiara: Meloni cerca di contenere le derive più estreme della destra sovranista, mentre De Luca si accredita come partner affidabile e amministratore di esperienza, opponendo una visione concreta e civica a quella più radicale del generale Vannacci, che lo stesso De Luca non ha esitato a paragonare a una versione riveduta e corretta del primo Movimento 5 Stelle.
Ma se a Roma l’asse tra Meloni e De Luca appare saldo, in Sicilia la situazione è ben diversa. Nell’Isola, infatti, il leader di Sud chiama Nord mantiene una linea di netta opposizione al governo regionale
(Raffaele Costa)



