Le imprese catanesi e regionali annunciano lo stop dei mezzi pesanti a causa dei costi insostenibili e dei ritardi nei contributi. Confindustria Catania: «Senza risposte concrete dal governo, la protesta proseguirà a oltranza».

I camion e i mezzi pesanti dell’autotrasporto siciliano si fermeranno dalle ore 00:01 del 16 ottobre fino alla mezzanotte del 22 ottobre. A proclamare la mobilitazione è la sezione Trasporti di Confindustria Catania, al termine di una decisione assunta all’unanimità dopo mesi di tavoli istituzionali rimasti privi di riscontri concreti.
Alla base della protesta c’è una situazione economica definita ormai insostenibile. Un rincaro che si traduce, per un singolo mezzo pesante con una percorrenza media di 100.000 km all’anno, in un aggravio di oltre 8.000 euro in soli otto mesi.
A pesare ulteriormente sulle aziende siciliane è la condizione di trasporto del bene sull’isola. Infatti i costi del carburante su gomma si sommano al prezzo dei rincari dei traghetti, dovuti al ribaltamento dei costi del sistema europeo ETS e ai sovrapprezzi del carburante applicati dalle compagnie marittime.
A far precipitare la situazione è anche il nodo dei ristori. Inoltre, le risorse messe a disposizione hanno coperto appena un quinto delle richieste complessive, facendo crollare il contributo unitario da 30 centesimi a poco più di 6 centesimi per chilometro.
«Riconosciamo al governo regionale l’impegno e l’apertura al dialogo», dichiara Sonia Nicosia, presidente della sezione Trasporti di Confindustria Catania, «ma gran parte dei fondi resta vincolata all’approvazione dell’Unione Europea. Nel frattempo, le imprese sono costrette a pagare il carburante ogni giorno, subito e per intero. Questo fermo non è contro qualcuno, ma serve a mostrare cosa accade quando il comparto si blocca».
Confindustria etnea ha avanzato una piattaforma di richieste precise: Liquidazione immediata della prima annualità del Sea model shift con un calendario certo per la s
econda attualità, dei fondi integrativi per La terza annualità, tempi certi per notificare le quote regionali a Bruxelles con una proroga della misura fino al 31 dicembre 2026 e un tavolo di permanente confronto sui costi del trasporto combinato terra-mare.
Le imprese mantengono aperta la porta al dialogo, ma avvertono: «Siamo pronti a sospendere il fermo se arriveranno impegni tangibili prima del 16 ottobre», conclude Nicosia. «Tuttavia, se entro il 22 ottobre non ci saranno risposte, la mobilitazione proseguirà a oltranza per pura necessità di sopravvivenza del settore».
(Riccardo Martino)



