Deciso il processo per l’omicidio dell’anziano commerciante della piana di Milazzo Salvatore Italiano, l’anziano ucciso nel luglio del 2025 a colpi di pistola il 10 luglio 2025 e lasciato in un sacco in località Bastione.

Così si è pronunciato il gup del tribunale di Barcellona Giuseppe Sidoti che ieri ha disposto il rinvio a giudizio di Pippo Cordici, 64 anni, agente di commercio originario di Pace del Mela, residente nella frazione di San Marco di Milazzo proprio accanto l’abitazione della vittima, accusato di aver ucciso l’84enne. Alla base del delitto, secondo quanto emerse dalle indagini, ci sarebbero state questioni relative ad alcuni contenziosi riguardanti terreni di loro proprietà limitrofi.
Il gup ha anche rigettato la richiesta di sostituzione della misura, ma è stata richiesta una relazione medica al carcere che dettagli le attuali condizioni di salute all’esito della quale il giudice si è riservato di disporre una consulenza medica al fine di valutare l’opportunità di una sostituzione di misura per motivazioni di tipo sanitario.
La difesa di Cordici, rappresentata dagli avvocati Tommaso Calderone e Nino Aloisio, nel corso dell’udienza ha insistito sulla insussistenza dell’aggravante della premeditazione, sostenendo che Cordici non aveva premeditato di uccidere Italiano anche se aveva ammesso l’omicidio. Al termine della camera di consiglio il gup ha disposto il rinvio a giudizio. Il processo comincerà il 30 settembre prossimo davanti alla Corte d’assise di Messina.
Lo scorso mese la difesa dell’uomo, durante l’udienza preliminare, ha chiesto di accedere al rito abbreviato ma il gup ha rigettato l’istanza, rilevando come tale procedimento non sia previsto nei casi in cui l’imputazione comporti la pena dell’ergastolo, come avviene per l’omicidio aggravato.
Quindi l screlta dei legali Aloisio e Calderone di evidenziare una questione di legittimità costituzionale della norma, sostenendo che sia il pubblico ministero, attraverso la contestazione dell’aggravante, a determinare l’impossibilità per l’imputato di accedere al rito alternativo. Una circostanza che, secondo la difesa, inciderebbe sul principio di parità tra accusa e difesa. Difesa che ha puntato inoltre a far cadere le aggravanti dei futili motivi e della premeditazione. Secondo la ricostruzione della Procura, Cordici che è un provetto tiratore sportivo, in possesso di arma regolarmente registrata, avrebbe ucciso Italiano esplodendo tre colpi di pistola- due in testa e uno alla spalla- al culmine di un contrasto maturato da una serie di liti tra i due vicini di casa. L’inchiesta aveva preso una svolta decisiva grazie all’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza installati nella zona del ritrovamento del cadavere di via Capuana, in località Bastione, sulla riviera di ponente. Tra gli elementi ritenuti fondamentali dagli investigatori vi era il passaggio della Fiat Panda appartenente alla vittima, circostanza che ha contribuito a indirizzare gli accertamenti nei confronti di Cordici, poi trovata dalla Polizia abbandonata nell’area industriale di Giammoro.
Nelle settimane successive all’arresto, l’imputato aveva ammesso davanti al giudice di aver sparato a Italiano, sostenendo che il delitto fosse maturato al termine di una violenta lite nata inizialmente per un episodio di viabilità e poi degenerata a causa di vecchie controversie di vicinato legate ad una concessione edilizia intestata alla moglie di Cordici su cui l’anziano commerciante Italiano aveva richiesto accesso agli atti presentata al Comune.
A rappresentare l’accusa il procuratore capo di Barcellona Pozzo di Gotto, Giuseppe Verzera. I familiari di Italiano, costituiti parte civile, sono assistiti dal legale Tommaso Autru Ryolo.



