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LAVORO MARITTIMO E PRECARIATO, la proposta di AZIONE per cambiare LE REGOLE SUI CONTRATTI

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Cambiare il Codice della Navigazione per fermare il precariato dei lavoratori marittimi. È l’obiettivo della proposta lanciata da Giulia Pastorella, deputata di Azione, e da Alessandro Bongiorno, referente del partito a Messina, che chiedono un intervento del Ministero dei Trasporti sfruttando anche l’occasione del rinnovo del contratto nazionale di categoria (CCNL).

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Il problema principale nasce da una regola precisa del Codice della Navigazione. Oggi il servizio di un marittimo viene considerato continuativo solo se tra la fine di un contratto e l’inizio di quello successivo non passano più di 60 giorni. Nella pratica, però, basta che le compagnie lascino passare più di due mesi tra uno sbarco e il nuovo imbarco per azzerare tutto.

«Vogliamo impedire che pause superiori a questa soglia annullino per sempre la continuità quando lo stesso lavoratore viene riassunto per anni dallo stesso armatore e per fare le stesse mansioni», spiega Pastorella, che ha annunciato un intervento in Parlamento alla prima occasione utile per correggere la norma e tutelare i marittimi e le loro famiglie.

Secondo Bongiorno, chi lavora sulle navi si trova davanti a un doppio problema. Da una parte le continue interruzioni tra i contratti impediscono di uscire dal precariato, dall’altra anche chi riesce ad arrivare al tempo indeterminato si ritrova spesso con clausole che fanno scadere il contratto dopo un turno di massimo quattro mesi. «È come se a un lavoratore qualsiasi dicessero che finito il turno finisce anche il contratto, e che per tornare a lavorare deve aspettare a casa senza stipendio che lo assumano di nuovo. Prima gli si rende difficile raggiungere la stabilità, poi gli si propone un contratto che nel nome è una presa in giro», afferma l’esponente messinese di Azione.

Proprio a Messina questa situazione va avanti da vent’anni, con decine di cause di lavoro arrivate fino alla Corte di giustizia europea. In passato dieci marittimi sono dovuti arrivare persino a far pignorare la nave Logudoro di Rfi per ottenere quanto stabilito dai giudici. «Se l’armatore può tenere il lavoratore precario per anni e quest’ultimo deve pagare spese e processi per avere tutela, allora la legge favorisce una parte sola e va cambiata», aggiunge Bongiorno.
Sul tema era già intervenuto nei mesi scorsi anche il Ministero dei Trasporti, rispondendo a un’interrogazione parlamentare di Pastorella sul cosiddetto “sistema dei 78 giorni”. In quell’occasione lo stesso Ministero aveva riconosciuto che l’uso continuo di contratti brevi spezzati da pause programmate crea problemi occupazionali e sociali. Adesso Azione punta a chiedere conto al Governo degli approfondimenti che erano stati promessi, per arrivare finalmente a una modifica della legge.

(Riccardo Martino)

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