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Milazzo, CARMELO TORRE spegne i dubbi: “NON MI RITIRO. CHI HA PAURA DI ME SINDACO?”

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“Ci sarò.

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Ci sarò perché una candidatura non nasce per occupare uno spazio, ma per offrire ai cittadini una scelta.

Ci sarò perché Milazzo merita una competizione vera, fondata sui programmi, sui risultati, sulle competenze e sulla libertà di decidere”. Lo afferma il candidato sindaco Carmelo Torre a capo della lista civica “Carta Canta”, la cui discesa in campo solitaria era stata messa in dubbio negli ambienti politici che avevano annunciato un suo ritiro per affiancare altri aspiranti alla poltrona di primo cittadino. Ora con la conferma di Torre sono sei i candidati per la poltrona più alta di Palazzo dell’Aquila.

“In queste settimane, attorno alla mia candidatura, non sempre si è discusso di idee, di progetti o di futuro della città. Si sono viste, piuttosto, telefonate, sollecitazioni, inviti ripetuti a fare un passo indietro. Un’attenzione singolare, se rivolta a una candidatura che qualcuno vorrebbe liquidare come marginale.

E allora la domanda è inevitabile: a chi faccio paura?- scrive l’esponente politico Torre-.

Mi dicono che certi sondaggi “caserecci” mi attribuirebbero il 3,7 per cento. Bene. Se davvero valessi il 3,7 per cento, se davvero fossi irrilevante, se davvero la mia candidatura fosse solo una pru tuttoesenza di contorno, perché tanto movimento per fermarmi? Perché tante telefonate? Perché tanti inviti a rinunciare?

Perché candidati che avevano già firmato la candidatura sono stati chiamati, sollecitati, spinti a rivedere un impegno liberamente assunto?

Questa è la domanda politica e non certo personale, perché una democrazia sana non teme le candidature, ma le affronta.

Una classe dirigente sicura di sé non ha bisogno di scoraggiare nessuno: presenta idee, programmi, risultati.

La politica contemporanea, a quanto pare, non si chiede quale progetto serva alla città: si chiede chi debba stare dentro e chi debba restare fuori”.

“È una politica piccola, prudente fino alla paura, incapace di rischiare il confronto vero.

La mia tenacia e la mia determinazione hanno fatto sì che accanto a me restassero persone libere: volontari, amici, cittadini trasparenti, donne e uomini che non hanno chiesto nulla e non si sono messi in cammino per interesse personale.

Ci ha uniti una sola cosa: l’amore per Milazzo.

Non la promessa di un posto e neppure il calcolo di una convenienza, ma la convinzione che questa città meriti ancora una politica fondata sul merito, sulla competenza, sulla memoria amministrativa e sulle cose possibili da fare: il nostro programma non è un libro dei sogni- incalza l’ex assessore comunale e provinciale-. È un programma vero, nella sua natura più concreta: cose realizzabili, opere possibili, percorsi già studiati, idee che possono produrre lavoro, sviluppo, decoro, turismo, servizi, identità”. Poi l’affondo:

“E qui bisogna ristabilire anche un po’ di verità.

Dopo l’era Merlino, i milazzesi non possono non prendere atto che sono stato tra i politici che hanno contribuito maggiormente a portare risorse concrete alla città. Non chiacchiere. Non slogan. Risorse.

Basta ricordare i fondi PIOS del 2005: 25 milioni di euro.

Di questi, 12,5 milioni per il Castello, 9,8 milioni per la Riviera di Ponente, 1,6 milioni per il Museo del Mare.

E ancora: 17 milioni per il porto hub, poi trasferiti a Sant’Agata.

20 milioni per l’Interporto, opera mai eseguita da chi avrebbe potuto e dovuto farlo.

E più recentemente 8 milioni per i Molini Lo Presti, un risultato frutto di un lavoro congiunto con l’ex assessore Ciccio Italiano e con l’ex sindaco Giovanni Formica.

Poi c’è quello che considero, insieme a tanti milazzesi che credono nello sviluppo turistico, uno dei progetti più importanti: l’Ecoporto, con 150 milioni di investimenti che avrebbero dato lavoro e sviluppo alla nostra città.

Questi sono fatti”.

“I fatti possono essere discussi, ma non cancellati.

Forse fa paura proprio questo: che ci sia ancora qualcuno disposto a non farsi intimidire.

Qualcuno che conosce la macchina amministrativa. Qualcuno che può ricordare cosa è stato fatto e cosa è stato impedito- prosegue-.

Io non chiedo ai milazzesi un voto di protesta. Chiedo un voto di merito. Chiedo che si guardi alla storia amministrativa, ai risultati, alle idee, alla credibilità delle proposte. Chiedo che si scelga in base a ciò che può servire davvero alla città.

Perché Milazzo ha bisogno di libertà, competenza, coraggio e visione.

Per questo vado avanti, perché Milazzo merita una competizione vera, non una partita truccata prima ancora di cominciare, basata su competenze, capacità e credibilità”.

“La nostra Comunità avrebbe gli anticorpi necessari per riconoscere gli avventurieri che vengono politici, tutti con l’idea che Milazzo sia troppo bella per lasciarla ai milazzesi. Siamo sempre stati trattati come un serbatoio di 16.000 voti, a disposizione dei potentati esterni, con lacomplicità dei caporali locali- spiega-.

Il 24 Maggio 2026 sarà un momento di non ritorno, sarà l’ultima possibilità per dare una reale sterzata alla direzione intrapresa, diversamente, chiunque verrà dopo, avrà solo il potere di un amministratore di condominio: potrà solo riscuotere tasse, sempre più alte, e pagare i debiti. I gioielli più importanti saranno persi, snaturati, oppure dati in concessione: usciranno dalla portata di chi verrà dopo”.

E’ questo il senso della candidatura a Sindaco di Carmelo Torre: restituire il potere sul proprio territorio ai milazzesi. Non vogliamo più essere un allevamento di “mucche da voto”, da mungere a ogni competizione elettorale, con la pancia solo piena di promesse di due o tre mesi di lavoro precario.

Così come Carmelo Torre dice, e non smetterà mai di dire, “Milazzo ai milazzesi”, dice anche “La Sicilia ai siciliani”. Carmelo Torre intende aderire la progetto politico del “Movimento delle Città siciliane per l’attuazione dello Statuto”. In caso di sua elezione, dichiarerà Milazzo “Città siciliana per l’attuazione dello Statuto” intimando al Presidente della Regione di assumere i pieni poteri che lo Statuto gli conferisce. “Votare Carmelo Torre significa scegliere una persona che conosce Milazzo, le sue potenzialità e i suoi problemi, senza trasformare questa conoscenza in rendita politica o in alibi per lasciare tutto com’è.

Significa scegliere una candidatura che non si nutre di folklore polemico, ma di contenuti.

Significa scegliere una figura che sa che Milazzo non va amministrata per frammenti, ma come

un sistema: famiglie, imprese, mare, porto, turismo, cultura, industria, commercio, ambiente,

servizi sociali, viabilità, identità urbana.

Noi proponiamo una Milazzo:

più giusta verso le famiglie e meno oppressiva sul piano tributario;

più vicina alle attività economiche, anche attraverso l’abbattimento totale del costo del suolo

pubblico;

dell’Ecoporto e del mare come risorsa strategica;

dei Giardini di Federico II e del riequilibrio ambientale;

dei borghi marinari, del Tono e di Vaccarella;

del Castello, della Cittadella fortificata e degli eventi internazionali;

del museo diffuso e del recupero della memoria storica;

dei Molini Lo Presti e dell’ex Montecatini come occasioni strategiche di rilancio;

del lavoro, della logistica, della formazione e delle opportunità per i giovani;

della sobrietà istituzionale e della giustizia sociale.

Non promettiamo miracoli.

Promettiamo una cosa più seria: competenza, visione, coraggio e rispetto per la città.

Milazzo non ha bisogno di una recita.

Ha bisogno di una guida.

E oggi quella guida può essere Carmelo Torre”, conclude.

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