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OLTRE 30MILA STRANIERI salvano Messina dallo spopolamento:  ”È IL NOSTRO FUTURO”

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I dati del Dossier IDOS 2026 fotografano una realtà strutturale: la provincia cresce nei numeri e nelle imprese, ma crollano le cittadinanze (-39%) e pesa il lavoro povero. La CGIL lancia l’allarme: «Basta pregiudizi, servono diritti, salari dignitosi e vera inclusione».

 

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MESSINA – Più di 30mila residenti stranieri, oltre 4mila studenti nelle aule scolastiche e un tessuto imprenditoriale alimentato da più di 4.500 titolari nati all’estero. L’immigrazione a Messina non è più un fenomeno passeggero o un’emergenza da ordine pubblico, ma il vero argine contro lo spopolamento, il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione.

È questo il quadro nitido emerso durante la presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2026, tenutasi questa mattina nei locali dell’Università di Messina. Un report che assegna al territorio peloritano un ruolo di primissimo piano nel contesto regionale, stilando numeri che raccontano una presenza ormai stabile e indispensabile.

Secondo i dati diffusi dalla CGIL Messina, i cittadini stranieri residenti in provincia sono 30.662, con un incremento del 5,7% (+1.651 persone) rispetto al 2024. Rappresentano il 5,2% della popolazione provinciale, un dato che supera la media regionale del 4,6%.

Messina si conferma la quarta provincia dell’isola per numero di residenti stranieri, ma scala le classifiche sul fronte dell’imprenditoria e della stabilità:

  • Terza provincia in Sicilia per imprese guidate da cittadini nati all’estero, che raggiungono quota 4.521.
  • Presenza stanziale: sui 20.813 cittadini non comunitari, ben 9.228 (il 44,3%) possiedono un permesso di soggiorno di lungo periodo, una quota nettamente superiore alla media siciliana (36,2%).
  • I giovani nelle scuole: sono 4.098 gli studenti con cittadinanza non italiana (il 13,5% del totale regionale).

«Migliaia di persone vivono, studiano, lavorano e costruiscono qui le loro famiglie. Non siamo di fronte a una presenza temporanea, ma a una componente fondamentale per la tenuta economica e sociale del nostro territorio», dichiara il segretario generale della CGIL Messina, Pietro Patti.

Se da un lato la presenza straniera porta linfa vitale all’economia locale, dall’altro la fotografia scattata dal Centro Studi e Ricerche IDOS mostra ancora profonde disuguaglianze nell’accesso al mercato del lavoro.

In Sicilia, il 46,4% dei lavoratori stranieri è impiegato in mansioni non qualificate (a fronte del 12,5% tra gli italiani), concentrandosi prevalentemente nell’agricoltura (28,9%) e nel lavoro domestico e di cura (16,6%).

«Questi dati dimostrano come una fetta consistente della popolazione continui a essere relegata ai margini professionali. Occorre un contrasto duro al lavoro nero, al caporalato e allo sfruttamento: a parità di lavoro devono corrispondere parità di salario e di diritti», ribadisce Patti.

Un altro segnale d’allarme sollevato dal sindacato riguarda il drastico calo delle acquisizioni di cittadinanza italiana nella provincia messinese. I dati evidenziano un crollo verticale:

  • 2023: 3.307 cittadinanze concesse
  • 2024: 2.880
  • 2025: 2.012

Un taglio netto del 39% in un solo biennio, su cui la CGIL chiede di fare immediata luce per verificare la presenza di ostacoli burocratici o ingorghi amministrativi nei percorsi di integrazione.

Per la CGIL, la strada per valorizzare questo patrimonio umano ed economico richiede un cambio di passo immediato da parte delle istituzioni: maggiori investimenti nell’istruzione e nella formazione professionale, potenziamento dei servizi territoriali e delle politiche abitative, e un rafforzamento concreto della rete d’accoglienza.

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