Il RAZZISMO da noi è storia antica, i siciliani lo sanno eccome!

Oggi siamo distanti da quella separazione sociale così netta e violenta, ma l’integrazione tra meridionali e settentrionali non sembra essersi ancora pienamente realizzata.
Si racconta di come Piemonte e Veneto, tra gli anni Cinquanta e Settanta, rappresentassero un’ambita meta migratoria per siciliani, pugliesi, calabresi, campani e lucani. L’esclusione si manifestava esplicitamente, all’epoca: i portoni delle case recavano cartelli a caratteri cubitali con su scritto “Non si affitta a meridionali“, mentre i giornali locali buttavano benzina sul fuoco.
Tutti noi siamo a conoscenza delle difficoltà dei ragazzi studenti o lavoratori meridionali, di trovare case o stanze in affitto nelle regioni del nord Italia; è si vero che hanno tolto i cartelli “non si affitta ai meridionali” ma esiste purtroppo un logorante sottointendere, attraverso battute, domande inquisitorie, smorfie e scuse arrabbiate lì per lì, o postille nei contratti d’affitto, nel momento in cui la persona in questione palesa di venire dal sud del nostro bel Paese, che di bello a quanti pare e’ rimasto ben poco.
Per non parlare degli atteggiamenti dei colleghi (pseudo nordici/vai a scavare poi e sono piu’ meridionali di noi) al limite del mobing, verso il “diverso da loro” per cultura, lingua e cadenza.
“Ma che c’avete voi?” Recitava una famosa pubblicita’ del passato.
Lungi dal voler io adesso fare delle discriminazioni, e tantomeno prendere una posizione politica, il mio vuol essere uno sfogo, una valutazione neutrale, e un approfondimento culturale per il quale mi piacerebbe avere dei feedback.
Non staro’ nemmeno a dilungarmi né sul passato dei nostri nonni che sfollarono in cerca di lavoro al nord, e tantomeno del fenomeno degli affitti negati ai meridionali, come ho accennato in breve prima. Desidero solo attenzionarvi su di un fenomeno che impera e dilaga, di un atteggiamento offensivo, ancora piu’ inquietante e fastidioso: quello del signorotto e sciura a seguito, di turno, in vacanza nella nostra bella terra.
Vi racconto a cosa ho dovuto assistere (ovviamente ho risposto per le rime.. contenendomi) proprio lo scorso week end mentre mi trovavo sull’Etna.
Chi ci è andato sa che il Rifugio Sapienza è costellato oltre da alberghi, punti panoramici, anche da tante piccole baite turistiche che vendono tutti i prodotti tipici siciliani, dal cibo, agli oggetti e ai ninnoli rappresentativi di tutta la Sicilia.
Ebbene mentre attendevo mio marito fuori di una di codeste baite, un tizio che sembrava avere un manico di scopa conficcato dove potete immaginare e l’ovatta in bocca, in marcato accento lombardo con tanto di puzza sotto il naso, con fare altezzoso ma soprattutto di sfida, a voce alta, ripeteva saltellando come un folletto, che cercava disperatamente della carta igienica con su la Sicilia disegnata, cosi’ da potersi vantare con i suoi conterranei di pulirsi il deretano con noi meridionali.
Sentendo cio’ e ancora incredula per la bassezza delle sue parole, ma non per questo non reattiva, ho risposto al caro ignorantone – lumbard (ovviamente senza estenderlo a tutti i lombardi), che il suo dire era alquanto offensivo per noi. Non avendo avuto risposta e sentendo che passava da un negozio all’altro ripetendo la stessa cosa, la lava non più del nostro vulcano , bensi’ uscita dal cratere della mia bocca , è stata direttamente proporzionale all’offesa ed al basso livello intellettivo del soggetto che avevo innanzi.
Non sto qui a ripetere tutte le parole , e chi mi conosce sa che lo sproloquio e la maleducazione non mi contraddistinguono affatto, ma il mio cuore non ha retto ad una tale arroganza e cattiveria gratuita, soprattutto di chi sceglie volontariamente di venire nella nostra terra, a goderne delle bellezze , il buon cibo, per sputare invece poi il suo veleno e criticare la qualunque cosa. (Spesso mi capita di ascoltare cose simili da turisti anche a Milazzo dove vivo, dove le critiche sono continue condite da un sottolineare le differenze del modo di vivere che ci separano e la beffarda risata canzonatoria sulla nostra cadenza.)
Gli ho detto infine che non era persona gradita, che poteva benissimo ritornarsene da dove era venuto, in quanto se anche fosse accidentalmente caduto nel cratere del vulcano, questi lo avrebbe eruttato immediatamente in quanto altamente indigesto. Nè lui, nè la moglie hanno profferito parola (mutiiii).
Pertanto amici miei, l’antimeridionalismo pervicace e diffuso esiste ancora, nonostante il fenomeno non sia mappato e nonostante non ci siano inchieste che traccino la reale portata del problema.
Il razzismo contro di noi siciliani c’è ed è più virulento, nonostante mi si voglia convincere da grandi precettori del contrario. È sempre esistito tanto che qualcuno da sadomasochista ha voluto istituirlo ufficialmente con l’umiliante neologismo di “sicilitudine”.
<< Stasi e disillusione? Una sensazione di immobilismo, di dolce far niente? >> Non mi sembra affatto, inoltre le menti più brillanti nascono qui al Sud.
<< Sentirsi a parte rispetto al resto del mondo? >> Nò, ma possiamo anche permettercelo, in quanto la nostra storia trasuda di dolore, lotta per affermarsi e tanta bellezza culturale a 360 gradi.
<< Attaccamento alle radici? Profondo legame con la famiglia, le tradizioni e il territorio , spesso personificato proprio nell’Etna? >> Sii! E allora?
Ma noi preferiamo dichiararci affetti da “Sicilianitudine” ben diversa, ovvero quella fierezza di esprimere la propria cultura sempre e ovunque.
Dunque cari “fratelli italiani” , di qualunque regione voi siate , sappiate che qui in Sicilia sarete sempre i benvenuti ma….. come in tutte le relazioni sane, i giusti ingredienti per farle funzionare , sono e saranno sempre: l’educazione, il rispetto verso l’altro ed i luoghi che vi ospitano. L’accettazione di cio’ che reputi “diverso“, il fare comunione e soprattutto cumpà: non sputari ‘ndo piattu unni manciasti, allinchennuti a panza” ovvero pinguedine e spesso a gratis.
Scusate ma quanno ce vò ce vò!!
Una siciliana cca scoccia.
(Lucilla Anzalone)



