«Milazzo attende da oltre dieci anni la realizzazione della seconda linea del depuratore di Fossazzo. Un’opera strategica per il presente e il futuro della città, per la tutela ambientale e per il completamento del sistema depurativo. Oggi, però, nonostante il tempo trascorso, non abbiamo ancora una data certa per l’avvio della gara d’appalto e questo non può più essere accettato».

È una presa di posizione netta quella del sindaco Pippo Midili sul lungo iter che riguarda il potenziamento dell’impianto di depurazione di contrada Fossazzo, una delle opere ritenute fondamentali per il territorio e che, dopo anni di procedure, continua a non arrivare alla fase realizzativa.
Il primo cittadino punta il dito sui ritardi accumulati e chiede chiarezza alla struttura del Commissario straordinario unico per la depurazione e agli uffici competenti.
«Da cinque anni il Comune sollecita costantemente aggiornamenti – afferma Midili –. Abbiamo inviato richieste, note e sollecitazioni formali. Quando sono arrivate risposte, queste sono state spesso rassicuranti rispetto alla volontà di procedere, ma quelle rassicurazioni non hanno trovato un riscontro concreto nei fatti e negli atti. La città continua ad aspettare».
Secondo l’amministrazione comunale, il nodo appare ancora più difficile da comprendere considerando il percorso amministrativo già compiuto in passato.
«Milazzo non partiva da zero – sottolinea il sindaco –, anzi era tra i primi Comuni ad essere nelle condizioni di poter procedere. Esisteva un progetto definitivo che era stato approvato nell’ambito di una conferenza speciale dei servizi promossa dal Genio Civile. Quella fase aveva rappresentato un passaggio importante perché il progetto aveva ottenuto le necessarie valutazioni e autorizzazioni. Era quindi un intervento che aveva già superato un momento fondamentale del percorso. L’obiettivo del trasferimento delle competenze alla struttura commissariale era quello di accelerare. Il risultato, invece, è che oggi ci troviamo ancora a chiedere quando partirà una gara».
Il progetto definitivo infatti non sarebbe stato successivamente trasformato in progetto esecutivo nell’ambito della gestione comunale dell’iter.
«Il problema – ricostruisce Midili – è che mancava il completamento della fase esecutiva. Proprio questa situazione ha portato al successivo commissariamento, con l’obiettivo di consentire la redazione del progetto esecutivo e completare tutti gli adempimenti tecnici necessari».
Il sindaco richiama anche la storia amministrativa dell’opera e i passaggi che, negli anni, avrebbero rallentato il percorso. «Il progetto nasce durante la precedente amministrazione – spiega – ed era stato elaborato nel periodo dell’amministrazione Pino, con riferimento al 2014. Successivamente con il cambio di Amministrazione il percorso si è interrotto: gli atti sono arrivati a Palermo e da quel momento l’iter ha subito un rallentamento che ancora oggi pesa sulla città».
Per Palazzo dell’Aquila resta quindi prioritario comprendere cosa abbia impedito di arrivare alla gara. «Se ci sono problemi progettuali, lo si dica chiaramente. Se il progetto deve essere modificato o aggiornato, vengano spiegate le ragioni. Se invece esistono ostacoli amministrativi o procedurali, devono essere evidenziati. Non è possibile che dopo dieci anni una comunità non abbia ancora un cronoprogramma certo».
La seconda linea del depuratore di Fossazzo è considerata un intervento essenziale per adeguare il sistema alle esigenze della città, soprattutto nei periodi di maggiore presenza turistica, quando il carico sul depuratore aumenta sensibilmente.
Nei giorni scorsi il settore Ambiente del Comune ha nuovamente sollecitato la struttura commissariale e il responsabile unico del procedimento per ottenere un aggiornamento puntuale sullo stato del secondo lotto dei lavori di ristrutturazione e adeguamento dell’impianto, compresa la condotta sottomarina.
«Non possiamo più limitarci ad attendere comunicazioni generiche – aggiunge il sindaco –. Servono tempi, atti e un percorso definito».
Midili non esclude iniziative ulteriori per fare chiarezza sulla vicenda. «Se dovessero emergere ritardi ingiustificati, anomalie o responsabilità che hanno impedito l’avanzamento dell’opera – conclude – siamo pronti a coinvolgere tutti gli enti e gli organismi competenti affinché vengano accertate le cause. La tutela ambientale e il futuro della città non possono essere rinviati ancora».
MIDILI CONTESTA LA RIUNIONE PROMOSSA DA MANGANO ALLA FONDAZIONE LUCIFERO
Altro caso sotto la lente del primo cittadino è il rapporto tra la Fondazione Lucifero di Capo Milazzo e l’associazione Il Giglio. Ieri l’assenza di Midili all’incontro promosso dal commissario straordinario Francesco Mangano per dialogare con i rappresentanti delle nove sigle che avevano recentemente contestato la posizione dell’Ipab sul caso Gigliopoli ha segnato il forte attrito istituzionale tra le parti. Il sindaco nonostante l’invito ha preferito non partecipare affidando ad una nota il proprio «disappunto per l’iniziativa ritenendo che temi di tale rilevanza dovessero essere preventivamente discussi con l’amministrazione comunale».
Alla base delle insanabili divergenze vi sarebbe una differente interpretazione della legge regionale 22 del 1986, che disciplina aspetti fondamentali della governance dell’Ipab. Una normativa che, secondo l’amministrazione comunale, «continua a essere interpretata in maniera non corretta da chi oggi gestisce l’ente». Da qui la richiesta, avanzata in modo chiaro , «di ristabilire un percorso di confronto istituzionale stabile Comune e Fondazione, evitando iniziative unilaterali su questioni considerate strategiche per il futuro del patrimonio e delle attività sociali».
Da parte sua Mangano ha invece contestato l’atteggiamento tenuto dal Comune in occasione del parere sulla modifica dello Statuto. «È stato detto che il Consiglio comunale l’ha bocciato – spiega il commissario straordinario – non è così in quanto il loro parere non è neppure vincolante. E il
Comune non può pensare di acquisire i beni della Fondazione sino a quando questa è operativa. E da questo punto di vista il sottoscritto, facendo un vero e proprio miracolo è riuscito ad evitare il baratro finanziario anche se la situazione economica resta difficile». Un argomento questo collegato al rapporto forzato con “Il Giglio”. «Abbiamo tentato un dialogo con l’associazione e la risposta è stata un decreto ingiuntivo»- ha concluso Mangano – ribadendo che «non c’è nessuna intenzione di far saltare “Gigliopoli” in quanto il progetto “proposto 20 anni fa dall’associazione è stato fatto proprio dalla Fondazione Lucifero, non è dunque infungibile, ma può essere espletato da chiunque. La priorità deve essere la salvaguardia economica dell’ente e del suo patrimonio».



