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SCUOLA NEL CAOS a Messina: tra aule roventi, TAGLI AL PERSONALE e crollo demografico

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Il duro attacco della Flc-Cgil: “1.881 alunni in meno e segreterie allo stremo. Dal Ministero solo slogan ideologici e nessuna soluzione per le criticità reali.”
​La campanella del nuovo anno scolastico suona su un panorama critico per Messina e provincia. Tra aule trasformate in forni con temperature che superano i 35 gradi, la scure dei tagli al personale e il crollo delle iscrizioni, il sindacato Flc-Cgil traccia un bilancio allarmante della situazione territoriale, denunciando l’inerzia delle istituzioni di fronte ai problemi strutturali dell’istruzione pubblica.

​I dati forniti dalla segretaria generale della Flc-Cgil Messina, Patrizia Donato, mostrano una vera e propria emergenza: 1.881 alunni in meno in un solo anno, una perdita pari alla somma dei due anni precedenti. Un calo che mina la stabilità delle classi e rischia di spazzare via i presidi scolastici nei territori più fragili.
​A questo quadro si aggiunge il drastico taglio del personale ATA per l’anno scolastico 2026/2027:
​In Sicilia: persi 207 posti (-8,5%).
​A Messina e provincia: il taglio più pesante dell’isola, con 55 posti in meno (da 460 a 405 unità, pari a circa il 12% dell’organico di fatto).
​Una riduzione che mette a rischio le aperture dei plessi, la sorveglianza, l’assistenza agli alunni con disabilità, i laboratori e la gestione amministrativa delle segreterie. Criticata anche la nascita dell’istituto omnicomprensivo di Mistretta che, privo di Consiglio d’Istituto, penalizza la partecipazione democratica.

​La crisi non è solo organica, ma anche logistica ed economica:
​ Le ondate di calore record dovute al cambiamento climatico rendono molte aule soffocanti (oltre i 32-35°C), in assenza di sistemi di ventilazione adeguati e di interventi sull’edilizia scolastica.
​ In Sicilia i rincari di materiale e testi raggiungono il 4% quest’anno, portando l’aumento complessivo nell’ultimo triennio al +10%, con un impatto gravissimo sulle famiglie a basso reddito.

​Il sindacato affonda il colpo contro le politiche del ministro Valditara, definite un insieme di “annunci altisonanti e proposte ideologiche” basate su vincoli e punizioni che scaricano le responsabilità su famiglie e studenti.
​Tra le misure contestate:
​Legge 104/2026 sul consenso informato: Considerata una “regressione culturale” per il blocco all’educazione sessuo-affettiva (contro cui è partita la raccolta firme per il referendum “Sì Educazione Affettiva”).
​Obbligo di italiano per i genitori stranieri: Definita una proposta che boicotta l’inclusione anziché favorirla.
​Mancanza di visione: Nessuna risposta sul precariato, sulla dispersione scolastica o sulla messa in sicurezza degli edifici scolastici messinesi.
​”La scuola non si governa con decreti punitivi, ma con investimenti, stabilità e ascolto,” conclude Patrizia Donato, augurando comunque a tutta la comunità educante un anno di lavoro di difesa della scuola pubblica come presidio di democrazia e diritti.

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(Loredana Aimi)

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